1 Maggio 2015

Elezioni, Approvate le liste dei candidati Pd in consiglio regionale. Parrini: “Liste forti e aperte rinnovamento”

fotoFirenze, 18 aprile 2015 – Approvate con 109 voti a favore, 5 contrari e 6 astenuti le liste dei candidati al consiglio regionale toscano per il Partito Democratico: “Liste forti e aperte al rinnovamento che aiuteranno a garantire alla Toscana altri cinque anni di buongoverno”, questo il primo commento del segretario regionale Dario Parrini.

La Direzione del Pd della Toscana si è riunita oggi a Firenze e ha votato le liste che presenterà nei 13 collegi, Parrini nel suo intervento ha sottolineato che le 80 candidature, 40 uomini e 40 donne, età media 45 anni, rispecchiano il pluralismo emerso nell’ultimo congresso del partito e il valore dell’ampia legittimazione territoriale delle scelte, che ha visto oltre 700 dirigenti locali del Pd partecipare alle direzioni provinciali che hanno avanzato le proposte oggi in larghissima misura convalidate dalla direzione regionale.

Sui capilista la proposta avanzata dal segretario regionale e accolta con oltre il 90% dei consensi dalla direzione regionale è stata “nel senso dell’equilibrio di genere (non obbligatorio per legge) e dell’innovazione”. Da ciò è scaturita l’idea di affidare, tranne che nel caso degli assessori regionali uscenti Saccardi e Ceccarelli, numeri uno della lista nei collegi di Firenze città e Arezzo, il ruolo di capilista a donne e uomini del partito che non ricoprono funzioni di vertice nei singoli collegi “ma che tuttavia si stanno facendo le ossa o sono stati in prima fila nell’attività di partito nel territorio o nelle amministrazioni locali”. “Mi pare di grande importanza – ha anche detto Parrini – aver messo in primo piano la questione di genere anche nei capilista. Meritano un plauso, tra i candidati non capilista, i 9 consiglieri regionali uscenti, i 4 segretari di federazione e i 4 presidenti o ex presidenti di provincia. Ognuno di loro poteva essere un ottimo e naturale capolista. E tuttavia, con generosità e spirito di squadra, si sono messi al servizio di una scelta generale non scontata. Li ringrazio tutti di cuore: è con gesti così che una comunità politica dà buoni esempi di apertura e di innovazione e diventa più forte”.

I Capolista: nel collegio di Arezzo Vincenzo Ceccarelli, nel collegio Firenze 1 (Firenze città) Stefania Saccardi, nel collegio Firenze 2 (Mugello-Valdarno-Chianti) Fiammetta Capirossi, nel Firenze 3 (empolese-valdelsa) Serena Buti, nel Firenze 4 (piana fiorentina) Monia Monni, nel collegio della provincia di Grosseto Valentina Culicchi, in quello della provincia di Livorno Gianni Anselmi, a Lucca Ilaria Giovannetti, Giacomo Bugliani a Massa Carrara, Antonio Mazzeo a Pisa, Massimo Baldi a Pistoia, Nicola Ciolini a Prato e Stefano Scaramelli a Siena.

QUI L’ELENCO COMPLETO DEI CANDIDATI NELL’ORDINE DI LISTA COLLEGIO PER COLLEGIO

(L’ORDINE DEI CANDIDATI DOPO I CAPILISTA E’ STATO ESTRATTO A SORTE)

AREZZO
Vincenzo Ceccarelli
Lucia De Robertis
Simone Tartaro
Lara Chiarini
Andrea Cutini
Sara Rapini
Andrea Vignini
Valentina Vadi

 

FIRENZE 1 – città
Stefania Saccardi
Eugenio Giani
Elisabetta Meucci
Andrea Barducci
Donata Bianchi
Leonardo Bieber
Marta Rapallini
Andrea Giorgio

 

FIRENZE 2 – est (Mugello, Valdarno, Valdisieve, Chianti)
Fiammetta Capirossi
Stefano Prosperi
Maria Grazia Esposito
Luciano Bartolini
Serena Spinelli
Daniele Lorenzini

 

FIRENZE 3 – Empolese-valdelsa
Serena Buti
Luca Belcari
Denise Latini
Enrico Sostegni

 

FIRENZE 4 – ovest (Scandicci e Piana)
Monia Monni
Paolo Bambagioni
Vanessa Boretti
Simone Naldoni

 

GROSSETO
Valentina Culicchi
Leonardo Marras
Barbara Pinzuti
Francesco Rustici

 

LIVORNO
Gianni Anselmi
Michela Cecchi
Francesco Gazzetti
Serena Biserni
Simone Franchi
Maria Gloria Giani
Valter Ulivieri
Carla Maestrini

 

LUCCA
Ilaria Giovannetti
Mario Puppa
Cecilia Carmassi
Stefano Baccelli
Maria Cristina Marcucci
Ettore Neri
Lia Chiara Miccichè
Michele Silicani

 

MASSA CARRARA
Giacomo Bugliani
Milene Mucci
Loris Rossetti
Maria Cristina Volontè

 

PISA
Antonio Mazzeo
Patrizia Bongiovanni
Francesco Nocchi
Anna Batini
Ivan Ferrucci
Cristina Conti
Andrea Pieroni
Alessandra Nardini

 

PISTOIA
Massimo Baldi
Alice Giampaoli
Marco Niccolai
Federica Fratoni
Fabrizio Masini
Sabrina Innocenti

 

PRATO
Nicola Ciolini
Aurora Castellani
Rudi Russo
Ilaria Bugetti
Lorenzo Marchi
Luisa Peris

 

SIENA
Stefano Scaramelli
Angela Pagni
Marco Spinelli
Rosa Cottone
Simone Bezzini
Alice Raspanti

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Elezioni, Approvate le liste dei candidati Pd in consiglio regionale. Parrini: “Liste forti e aperte rinnovamento”

fotoFirenze, 18 aprile 2015 – Approvate con 109 voti a favore, 5 contrari e 6 astenuti le liste dei candidati al consiglio regionale toscano per il Partito Democratico: “Liste forti e aperte al rinnovamento che aiuteranno a garantire alla Toscana altri cinque anni di buongoverno”, questo il primo commento del segretario regionale Dario Parrini.

La Direzione del Pd della Toscana si è riunita oggi a Firenze e ha votato le liste che presenterà nei 13 collegi, Parrini nel suo intervento ha sottolineato che le 80 candidature, 40 uomini e 40 donne, età media 45 anni, rispecchiano il pluralismo emerso nell’ultimo congresso del partito e il valore dell’ampia legittimazione territoriale delle scelte, che ha visto oltre 700 dirigenti locali del Pd partecipare alle direzioni provinciali che hanno avanzato le proposte oggi in larghissima misura convalidate dalla direzione regionale.

Sui capilista la proposta avanzata dal segretario regionale e accolta con oltre il 90% dei consensi dalla direzione regionale è stata “nel senso dell’equilibrio di genere (non obbligatorio per legge) e dell’innovazione”. Da ciò è scaturita l’idea di affidare, tranne che nel caso degli assessori regionali uscenti Saccardi e Ceccarelli, numeri uno della lista nei collegi di Firenze città e Arezzo, il ruolo di capilista a donne e uomini del partito che non ricoprono funzioni di vertice nei singoli collegi “ma che tuttavia si stanno facendo le ossa o sono stati in prima fila nell’attività di partito nel territorio o nelle amministrazioni locali”. “Mi pare di grande importanza – ha anche detto Parrini – aver messo in primo piano la questione di genere anche nei capilista. Meritano un plauso, tra i candidati non capilista, i 9 consiglieri regionali uscenti, i 4 segretari di federazione e i 4 presidenti o ex presidenti di provincia. Ognuno di loro poteva essere un ottimo e naturale capolista. E tuttavia, con generosità e spirito di squadra, si sono messi al servizio di una scelta generale non scontata. Li ringrazio tutti di cuore: è con gesti così che una comunità politica dà buoni esempi di apertura e di innovazione e diventa più forte”.

I Capolista: nel collegio di Arezzo Vincenzo Ceccarelli, nel collegio Firenze 1 (Firenze città) Stefania Saccardi, nel collegio Firenze 2 (Mugello-Valdarno-Chianti) Fiammetta Capirossi, nel Firenze 3 (empolese-valdelsa) Serena Buti, nel Firenze 4 (piana fiorentina) Monia Monni, nel collegio della provincia di Grosseto Valentina Culicchi, in quello della provincia di Livorno Gianni Anselmi, a Lucca Ilaria Giovannetti, Giacomo Bugliani a Massa Carrara, Antonio Mazzeo a Pisa, Massimo Baldi a Pistoia, Nicola Ciolini a Prato e Stefano Scaramelli a Siena.

QUI L’ELENCO COMPLETO DEI CANDIDATI NELL’ORDINE DI LISTA COLLEGIO PER COLLEGIO

(L’ORDINE DEI CANDIDATI DOPO I CAPILISTA E’ STATO ESTRATTO A SORTE)

AREZZO
Vincenzo Ceccarelli
Lucia De Robertis
Simone Tartaro
Lara Chiarini
Andrea Cutini
Sara Rapini
Andrea Vignini
Valentina Vadi

 

FIRENZE 1 – città
Stefania Saccardi
Eugenio Giani
Elisabetta Meucci
Andrea Barducci
Donata Bianchi
Leonardo Bieber
Marta Rapallini
Andrea Giorgio

 

FIRENZE 2 – est (Mugello, Valdarno, Valdisieve, Chianti)
Fiammetta Capirossi
Stefano Prosperi
Maria Grazia Esposito
Luciano Bartolini
Serena Spinelli
Daniele Lorenzini

 

FIRENZE 3 – Empolese-valdelsa
Serena Buti
Luca Belcari
Denise Latini
Enrico Sostegni

 

FIRENZE 4 – ovest (Scandicci e Piana)
Monia Monni
Paolo Bambagioni
Vanessa Boretti
Simone Naldoni

 

GROSSETO
Valentina Culicchi
Leonardo Marras
Barbara Pinzuti
Francesco Rustici

 

LIVORNO
Gianni Anselmi
Michela Cecchi
Francesco Gazzetti
Serena Biserni
Simone Franchi
Maria Gloria Giani
Valter Ulivieri
Carla Maestrini

 

LUCCA
Ilaria Giovannetti
Mario Puppa
Cecilia Carmassi
Stefano Baccelli
Maria Cristina Marcucci
Ettore Neri
Lia Chiara Miccichè
Michele Silicani

 

MASSA CARRARA
Giacomo Bugliani
Milene Mucci
Loris Rossetti
Maria Cristina Volontè

 

PISA
Antonio Mazzeo
Patrizia Bongiovanni
Francesco Nocchi
Anna Batini
Ivan Ferrucci
Cristina Conti
Andrea Pieroni
Alessandra Nardini

 

PISTOIA
Massimo Baldi
Alice Giampaoli
Marco Niccolai
Federica Fratoni
Fabrizio Masini
Sabrina Innocenti

 

PRATO
Nicola Ciolini
Aurora Castellani
Rudi Russo
Ilaria Bugetti
Lorenzo Marchi
Luisa Peris

 

SIENA
Stefano Scaramelli
Angela Pagni
Marco Spinelli
Rosa Cottone
Simone Bezzini
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30 Aprile 2015

1 maggio, Parrini: “Occasione per ribadire centralità Lavoro per Pd. Accordo Piombino simbolo impegno profuso da Regione in questi anni”

1maggioFirenze, 30 aprile 2015 – “Domani Festa dei Lavoratori. Occasione per ribadire che nell’agenda del Pd il lavoro è centrale, far ripartire l’occupazione è il nostro primo obiettivo”, ed “è positivo, anche sul piano simbolico, che alla vigilia del Primo Maggio sia arrivata una schiarita da Piombino. Piombino è il simbolo del grande impegno per il lavoro profuso in questi anni dalla Regione. L’emblema di una buona pratica di governo e di una buona politica industriale. Un esempio di cui tener conto sempre”. Così il segretario del Pd della Toscana Dario Parrini si esprime in vista della ricorrenza del 1° maggio con un post sul suo profilo Facebook.
“Rompendo un lungo immobilismo – scrive Parrini riferendosi all’azione del Governo – abbiamo ridotto drasticamente il costo del lavoro e le tasse a milioni di lavoratori dipendenti. Da alcune settimane vige una riforma pensata per favorire le assunzioni stabili e dare tutela a un maggior numero di persone in caso di perdita del posto di lavoro. Ci sono segnali positivi: Pil, ordini e fatturato dell’industria, aumento della percentuale di contratti a tempo indeterminato sul totale dei contratti attivati, export, fiducia di consumatori e imprese. Ma certamente, come dimostra l’odierno dato Istat sulla disoccupazione, il cammino della ripresa non è né in discesa né privo di incognite. Solo tra qualche mese potremo credibilmente misurare gli effetti dei provvedimenti assunti. Tuttavia è chiaro fin d’ora che occorre che non ci fermiamo. Bene quel che si è fatto. Ma dobbiamo fare ancora di più: ancora meno tasse su lavoro e imprese, meno burocrazia, più investimenti. Sappiamo che c’è chi critica le nostre scelte. Rispettiamo le critiche. E ci confrontiamo con chi ce le rivolge. Francamente – continua il segretario regionale del Pd toscano – le riteniamo errate. Perché di un impegno così forte per la crescita e per il lavoro non ci sono precedenti negli ultimi vent’anni in Italia. Infine un’annotazione tutta toscana: è positivo, anche sul piano simbolico, che alla vigilia del Primo Maggio sia arrivata una schiarita da Piombino, con l’accordo tra Cevital e sindacati per la riassunzione di tutti gli ex dipendenti Lucchini entro l’inizio del 2017. Piombino è il simbolo del grande impegno per il lavoro profuso in questi anni dalla Regione. L’emblema di una buona pratica di governo e di una buona politica industriale. Un esempio di cui tener conto sempre” conclude Parrini

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1 maggio, Parrini: “Occasione per ribadire centralità Lavoro per Pd. Accordo Piombino simbolo impegno profuso da Regione in questi anni”

1maggioFirenze, 30 aprile 2015 – “Domani Festa dei Lavoratori. Occasione per ribadire che nell’agenda del Pd il lavoro è centrale, far ripartire l’occupazione è il nostro primo obiettivo”, ed “è positivo, anche sul piano simbolico, che alla vigilia del Primo Maggio sia arrivata una schiarita da Piombino. Piombino è il simbolo del grande impegno per il lavoro profuso in questi anni dalla Regione. L’emblema di una buona pratica di governo e di una buona politica industriale. Un esempio di cui tener conto sempre”. Così il segretario del Pd della Toscana Dario Parrini si esprime in vista della ricorrenza del 1° maggio con un post sul suo profilo Facebook.
“Rompendo un lungo immobilismo – scrive Parrini riferendosi all’azione del Governo – abbiamo ridotto drasticamente il costo del lavoro e le tasse a milioni di lavoratori dipendenti. Da alcune settimane vige una riforma pensata per favorire le assunzioni stabili e dare tutela a un maggior numero di persone in caso di perdita del posto di lavoro. Ci sono segnali positivi: Pil, ordini e fatturato dell’industria, aumento della percentuale di contratti a tempo indeterminato sul totale dei contratti attivati, export, fiducia di consumatori e imprese. Ma certamente, come dimostra l’odierno dato Istat sulla disoccupazione, il cammino della ripresa non è né in discesa né privo di incognite. Solo tra qualche mese potremo credibilmente misurare gli effetti dei provvedimenti assunti. Tuttavia è chiaro fin d’ora che occorre che non ci fermiamo. Bene quel che si è fatto. Ma dobbiamo fare ancora di più: ancora meno tasse su lavoro e imprese, meno burocrazia, più investimenti. Sappiamo che c’è chi critica le nostre scelte. Rispettiamo le critiche. E ci confrontiamo con chi ce le rivolge. Francamente – continua il segretario regionale del Pd toscano – le riteniamo errate. Perché di un impegno così forte per la crescita e per il lavoro non ci sono precedenti negli ultimi vent’anni in Italia. Infine un’annotazione tutta toscana: è positivo, anche sul piano simbolico, che alla vigilia del Primo Maggio sia arrivata una schiarita da Piombino, con l’accordo tra Cevital e sindacati per la riassunzione di tutti gli ex dipendenti Lucchini entro l’inizio del 2017. Piombino è il simbolo del grande impegno per il lavoro profuso in questi anni dalla Regione. L’emblema di una buona pratica di governo e di una buona politica industriale. Un esempio di cui tener conto sempre” conclude Parrini

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27 Aprile 2015

Italicum, Lettera aperta dei segretari regionali ai Deputati Pd

parlamento27 aprile 2015 – Lettera/Appello dei 20 segretari regionali del Pd ai Deputati in vista del voto sulla Legge elettorale.

Care Deputate, cari Deputati,
sulla legge elettorale il Pd sarà chiamato a offrire al Paese una grande dimostrazione di serietà. Se l’Italicum dovesse essere vanificato da imboscate a voto segreto, metteremmo a rischio la tenuta del governo che il Pd sta guidando. Da mesi discutiamo delle norme necessarie per modernizzare le nostre istituzioni e renderle più in grado di prendere decisioni utili alla collettività. I cittadini vogliono una politica finalmente capace di realizzare concreti cambiamenti. Di questa aspettativa, oggi piu’ che mai, e’ tenuto a farsi carico il Pd. Per superare tale prova il nostro partito deve mettere in campo il massimo possibile di compattezza e di senso di responsabilita’ nazionale.

Se il Pd che il 41% degli elettori ha votato fallisse il colpo, perderebbe la dignita’ oggi e le elezioni domani. Lo spirito unitario che ha segnato le pagine migliori del nostro passato non puo’ venir meno in questa cruciale circostanza. Come abbiamo sempre fatto e come continueremo a fare, abbiamo discusso, ci siamo ascoltati, abbiamo corretto, abbiamo piu’ volte votato negli organismi direttivi del partito e dei gruppi parlamentari. Siamo infine giunti a un testo di riforma che rappresenta un indubbio passo avanti: un punto di equilibrio che tutti noi possiamo rivendicare come un risultato rilevante, quali che siano le nostre opinioni su singole questioni. Se un processo di confronto democratico cosi’ ampio, e dagli esiti cosi’ positivi, dovesse essere vanificato da imboscate a voto segreto, metteremmo a rischio la tenuta del governo che il Pd sta guidando, e, insieme ad essa, una cosa che e’ altrettanto essenziale per la nostra comunità politica, per i milioni di uomini e di donne che tutti noi, collettivamente, abbiamo l’onore e il dovere di rappresentare. A voi che siete i nostri deputati e le nostre deputate  a tutti indistintamente, rivolgiamo un appello: adoperatevi affinchè le riforme, a partire da quella elettorale, non vengano fermate e vadano in porto senza nessun altro indugio. Perche’ cio’ accada c’e’ bisogno di tutto il vostro impegno, di tutto il vostro senso del partito, di tutta la vostra capacita’ di agire al servizio dell’interesse generale”.

Così i venti segretari regionali del Pd in una lettera aperta ai deputati del Partito democratico sulla legge elettorale. Le firme sono di

Fulvio Centoz, Segretario regionale Valle d’Aosta,

Davide Gariglio, Segretario regionale Piemonte,

Giovanni Lunardon, Segretario regionale Liguria,

Alessandro Alfieri, Segretario regionale Lombardia,

Roger De Menech, Segretario regionale Veneto,

Liliana Di Fede, Segretario regionale Alto Adige,

Giulia Robol, Segretario regionale Trentino,

Antonella Grim, Segretario regionale Friuli Venezia Giulia,

Stefano Bonaccini, Segretario regionale Emilia-Romagna,

Dario Parrini, Segretario regionale Toscana,

Francesco Comi, Segretario regionale Marche,

Giacomo Leonelli, Segretario regionale Umbria,

Fabio Melilli, Segretario regionale Lazio,

Marco Rapino, Segretario regionale Abruzzo,

Micaela Fanelli, Segretario regionale Molise,

Assunta Tartaglione, Segretario regionale Campania,

Michele Emiliano, Segretario regionale Puglia,

Ernesto Magorno, Segretario regionale Calabria,

Fausto Raciti, Segretario regionale Sicilia,

Renato Soru, Segretario regionale Sardegna.

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Italicum, Lettera aperta dei segretari regionali ai Deputati Pd

parlamento27 aprile 2015 – Lettera/Appello dei 20 segretari regionali del Pd ai Deputati in vista del voto sulla Legge elettorale.

Care Deputate, cari Deputati,
sulla legge elettorale il Pd sarà chiamato a offrire al Paese una grande dimostrazione di serietà. Se l’Italicum dovesse essere vanificato da imboscate a voto segreto, metteremmo a rischio la tenuta del governo che il Pd sta guidando. Da mesi discutiamo delle norme necessarie per modernizzare le nostre istituzioni e renderle più in grado di prendere decisioni utili alla collettività. I cittadini vogliono una politica finalmente capace di realizzare concreti cambiamenti. Di questa aspettativa, oggi piu’ che mai, e’ tenuto a farsi carico il Pd. Per superare tale prova il nostro partito deve mettere in campo il massimo possibile di compattezza e di senso di responsabilita’ nazionale.

Se il Pd che il 41% degli elettori ha votato fallisse il colpo, perderebbe la dignita’ oggi e le elezioni domani. Lo spirito unitario che ha segnato le pagine migliori del nostro passato non puo’ venir meno in questa cruciale circostanza. Come abbiamo sempre fatto e come continueremo a fare, abbiamo discusso, ci siamo ascoltati, abbiamo corretto, abbiamo piu’ volte votato negli organismi direttivi del partito e dei gruppi parlamentari. Siamo infine giunti a un testo di riforma che rappresenta un indubbio passo avanti: un punto di equilibrio che tutti noi possiamo rivendicare come un risultato rilevante, quali che siano le nostre opinioni su singole questioni. Se un processo di confronto democratico cosi’ ampio, e dagli esiti cosi’ positivi, dovesse essere vanificato da imboscate a voto segreto, metteremmo a rischio la tenuta del governo che il Pd sta guidando, e, insieme ad essa, una cosa che e’ altrettanto essenziale per la nostra comunità politica, per i milioni di uomini e di donne che tutti noi, collettivamente, abbiamo l’onore e il dovere di rappresentare. A voi che siete i nostri deputati e le nostre deputate  a tutti indistintamente, rivolgiamo un appello: adoperatevi affinchè le riforme, a partire da quella elettorale, non vengano fermate e vadano in porto senza nessun altro indugio. Perche’ cio’ accada c’e’ bisogno di tutto il vostro impegno, di tutto il vostro senso del partito, di tutta la vostra capacita’ di agire al servizio dell’interesse generale”.

Così i venti segretari regionali del Pd in una lettera aperta ai deputati del Partito democratico sulla legge elettorale. Le firme sono di

Fulvio Centoz, Segretario regionale Valle d’Aosta,

Davide Gariglio, Segretario regionale Piemonte,

Giovanni Lunardon, Segretario regionale Liguria,

Alessandro Alfieri, Segretario regionale Lombardia,

Roger De Menech, Segretario regionale Veneto,

Liliana Di Fede, Segretario regionale Alto Adige,

Giulia Robol, Segretario regionale Trentino,

Antonella Grim, Segretario regionale Friuli Venezia Giulia,

Stefano Bonaccini, Segretario regionale Emilia-Romagna,

Dario Parrini, Segretario regionale Toscana,

Francesco Comi, Segretario regionale Marche,

Giacomo Leonelli, Segretario regionale Umbria,

Fabio Melilli, Segretario regionale Lazio,

Marco Rapino, Segretario regionale Abruzzo,

Micaela Fanelli, Segretario regionale Molise,

Assunta Tartaglione, Segretario regionale Campania,

Michele Emiliano, Segretario regionale Puglia,

Ernesto Magorno, Segretario regionale Calabria,

Fausto Raciti, Segretario regionale Sicilia,

Renato Soru, Segretario regionale Sardegna.

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Intervento di Dario Parrini alla Camera sul Def (Documento di economia e finanza)

PARRINI DEFGiovedì 23 aprile 2015 ore 12.50, Dario Parrini, intervento alla Camera a conclusione della discussione generale DEF (Documento di economia e finanza)

Grazie Presidente,
operiamo in un quadro economico in cui cominciano a manifestarsi, dopo una lunga recessione, sviluppi favorevoli. Non sono tuttavia scomparsi rischi e incognite. In una situazione del genere l’ultima cosa che possiamo permetterci è collocare la nostra discussione sul terreno retoricamente redditizio ma politicamente infido degli euroscetticismi di maniera, degli esercizi di stile accademici, degli svolazzi oratori e delle chimere, oppure dell’elencazione sconclusionata e disorganica di problemi di ogni ordine e grado, senza che tale elencazione sia accompagnata da proposte minimamente praticabili e credibili. Incursioni su questo terreno politicamente infido non sono mancate nemmeno oggi in questa nostra discussione. Non è ciò che serve al Paese.

Siamo tenuti a fare i conti con la realtà, senza imboccare la pericolosa scorciatoia della dilatazione del deficit e della spesa pubblica, in fondo alla quale non ci sarebbero che un livello più alto dei tassi di interesse e la necessità di sottoporre il nostro sistema produttivo a interventi bruscamente e pericolosamente restrittivi.

Ovviamente non dobbiamo far coincidere il realismo con l’immobilismo.

Anzi, dobbiamo partire dalla presa d’atto dei vincoli oggettivi entro i quali agiamo per alimentare iniziative in grado di recidere i nodi struttuali che da troppo tempo, nel nostro Paese, tengono prigioniero il cambiamento.

Da un anno a questa parte il governo sta praticando, con un’incisività e un’ampiezza d’impatto senza eguali in tempi recenti, una politica di innovazione responsabile, di lotta senza tregua al paralizzante groviglio di manchevolezze e di ritardi formatosi negli ultimi decenni e sfortunatamente troppo a lungo non fatto oggetto di robusti e convincenti tentativi di dipanamento.

Anche il dato odierno del ministero del lavoro, che parla di un differenziale positivo in marzo pari a 90 mila posti di lavoro tra assunzioni e cessazioni di rapporti di lavoro subordinato, con un aumento sensibile della quota dei contratti a tempo indeterminato, ci dice che questa nostra battaglia per il cambiamento può progressivamente ottenere risultati.

Il Def di cui oggi si discute è la naturale prosecuzione dello sforzo di cui ho appena parlato. Ciò che vogliamo conseguire è la riduzione del divario che in tanti settori separa le nostre prassi dalle migliori pratiche europee.

La sua finalità di fondo è indicare attraverso quali vie si può dare continuità  alle scelte di svolta compiute con la legge di stabilità approvata alla fine del 2014. Una legge che ha aperto la strada alla detassazione del lavoro e alla riduzione dei costi d’impresa. Una legge che ha impresso nuovo slancio alla revisione della spesa pubblica e alla lotta all’evasione fiscale.

Nel perseguire questi obiettivi non dobbiamo lasciarci sfuggire nessuna delle occasioni offerteci dal nuovo contesto macroeconomico di cui anche oggi in questo dibattito molti colleghi hanno parlato, citando fenomeni positivi come la riduzione dei corsi del petrolio, il deprezzamento dell’euro e il corposo incremento dell’offerta di moneta deciso dalla Bce.

Non ci nascondiamo il perdurare di fattori di preoccupazione: ad esempio un ancora non sufficiente solidarietà intraeuropea per la correzione degli squilibri macroeconomici e un impegno per gli investimenti superiore al passato ma non ancora ampio quanto sarebbe necessario.

Tuttavia siamo consapevoli del fatto che riusciremo a cogliere queste occasioni solo se sapremo mantenerci fermi nella volontà di coniugare una gestione rigorosa della finanza pubblica con una politica di crescita che punti a ridurre in maniera equa tasse, spesa pubblica, burocrazia; e a rendere possibile un salto di qualità nel campo delle infrastrutture materiali e immateriali.

Il Def in discussione disegna una cornice che rende tutto ciò possibile. E per questo merita un giudizio postiivo da parte nostra.

Importante è la scelta di non prevedere nuove tasse. Importante è la decisione di disattivare le clausole di salvaguarida e di disinnescare gli aumenti Iva utilizzando a questo scopo sia il dividendo del buongoverno che si presenta sotto forma di aumento del tasso di crescita, rispetto alle ultime previsioni, e di riduzione dei tassi di interesse; sia i frutti di un’ulteriore accelerazione della revisione della spesa pubblica, possibile senza penalizzare i servizi se continueremo a prosciugare la palude delle ancora troppo numerose inefficienze e arretratezze che condizionano parti rilevanti della nostra pubblica amministrazione.

Certo saremo all’altezza del nostro compiuto se, al di là di ogni stucchevole e inconsistente schermaglia polemica sui tesoretti, riusciremo a costruire le premesse per arricchire le scelte già compiute con misure di flessibilizzazione in uscita sul fronte delle pensioni; con misure di prolungamento oltre il 2015 della decontribuzione per i neoassunti a tempo indeterminato; con misure di riordino della fiscalità locale a invarianza di gettito; con misure di sostegno delle fasce più vulnerabili della popolazione.
Dunque, altro che improvvisazioni e ottimismi di facciata, com’è stato ripetuto qui stamani da alcuni esponenti dell’opposizione.
Altro che fuffa, come ho sentito dire da qualche baldanzoso e incauto collega.
Altro che menzogne e disattenzione al lavoro.
Altro che assenza di una seria politica di lungo periodo.
Una seria politica di lungo periodo, nutrita coi valori e con l’energia e con la passione che fin qui ci ha mosso nell’opera di governo, è esattamente ciò che caratterizza il nostro impegno per cambiare e migliorare il Paese.

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Intervento di Dario Parrini alla Camera sul Def (Documento di economia e finanza)

PARRINI DEFGiovedì 23 aprile 2015 ore 12.50, Dario Parrini, intervento alla Camera a conclusione della discussione generale DEF (Documento di economia e finanza)

Grazie Presidente,
operiamo in un quadro economico in cui cominciano a manifestarsi, dopo una lunga recessione, sviluppi favorevoli. Non sono tuttavia scomparsi rischi e incognite. In una situazione del genere l’ultima cosa che possiamo permetterci è collocare la nostra discussione sul terreno retoricamente redditizio ma politicamente infido degli euroscetticismi di maniera, degli esercizi di stile accademici, degli svolazzi oratori e delle chimere, oppure dell’elencazione sconclusionata e disorganica di problemi di ogni ordine e grado, senza che tale elencazione sia accompagnata da proposte minimamente praticabili e credibili. Incursioni su questo terreno politicamente infido non sono mancate nemmeno oggi in questa nostra discussione. Non è ciò che serve al Paese.

Siamo tenuti a fare i conti con la realtà, senza imboccare la pericolosa scorciatoia della dilatazione del deficit e della spesa pubblica, in fondo alla quale non ci sarebbero che un livello più alto dei tassi di interesse e la necessità di sottoporre il nostro sistema produttivo a interventi bruscamente e pericolosamente restrittivi.

Ovviamente non dobbiamo far coincidere il realismo con l’immobilismo.

Anzi, dobbiamo partire dalla presa d’atto dei vincoli oggettivi entro i quali agiamo per alimentare iniziative in grado di recidere i nodi struttuali che da troppo tempo, nel nostro Paese, tengono prigioniero il cambiamento.

Da un anno a questa parte il governo sta praticando, con un’incisività e un’ampiezza d’impatto senza eguali in tempi recenti, una politica di innovazione responsabile, di lotta senza tregua al paralizzante groviglio di manchevolezze e di ritardi formatosi negli ultimi decenni e sfortunatamente troppo a lungo non fatto oggetto di robusti e convincenti tentativi di dipanamento.

Anche il dato odierno del ministero del lavoro, che parla di un differenziale positivo in marzo pari a 90 mila posti di lavoro tra assunzioni e cessazioni di rapporti di lavoro subordinato, con un aumento sensibile della quota dei contratti a tempo indeterminato, ci dice che questa nostra battaglia per il cambiamento può progressivamente ottenere risultati.

Il Def di cui oggi si discute è la naturale prosecuzione dello sforzo di cui ho appena parlato. Ciò che vogliamo conseguire è la riduzione del divario che in tanti settori separa le nostre prassi dalle migliori pratiche europee.

La sua finalità di fondo è indicare attraverso quali vie si può dare continuità  alle scelte di svolta compiute con la legge di stabilità approvata alla fine del 2014. Una legge che ha aperto la strada alla detassazione del lavoro e alla riduzione dei costi d’impresa. Una legge che ha impresso nuovo slancio alla revisione della spesa pubblica e alla lotta all’evasione fiscale.

Nel perseguire questi obiettivi non dobbiamo lasciarci sfuggire nessuna delle occasioni offerteci dal nuovo contesto macroeconomico di cui anche oggi in questo dibattito molti colleghi hanno parlato, citando fenomeni positivi come la riduzione dei corsi del petrolio, il deprezzamento dell’euro e il corposo incremento dell’offerta di moneta deciso dalla Bce.

Non ci nascondiamo il perdurare di fattori di preoccupazione: ad esempio un ancora non sufficiente solidarietà intraeuropea per la correzione degli squilibri macroeconomici e un impegno per gli investimenti superiore al passato ma non ancora ampio quanto sarebbe necessario.

Tuttavia siamo consapevoli del fatto che riusciremo a cogliere queste occasioni solo se sapremo mantenerci fermi nella volontà di coniugare una gestione rigorosa della finanza pubblica con una politica di crescita che punti a ridurre in maniera equa tasse, spesa pubblica, burocrazia; e a rendere possibile un salto di qualità nel campo delle infrastrutture materiali e immateriali.

Il Def in discussione disegna una cornice che rende tutto ciò possibile. E per questo merita un giudizio postiivo da parte nostra.

Importante è la scelta di non prevedere nuove tasse. Importante è la decisione di disattivare le clausole di salvaguarida e di disinnescare gli aumenti Iva utilizzando a questo scopo sia il dividendo del buongoverno che si presenta sotto forma di aumento del tasso di crescita, rispetto alle ultime previsioni, e di riduzione dei tassi di interesse; sia i frutti di un’ulteriore accelerazione della revisione della spesa pubblica, possibile senza penalizzare i servizi se continueremo a prosciugare la palude delle ancora troppo numerose inefficienze e arretratezze che condizionano parti rilevanti della nostra pubblica amministrazione.

Certo saremo all’altezza del nostro compiuto se, al di là di ogni stucchevole e inconsistente schermaglia polemica sui tesoretti, riusciremo a costruire le premesse per arricchire le scelte già compiute con misure di flessibilizzazione in uscita sul fronte delle pensioni; con misure di prolungamento oltre il 2015 della decontribuzione per i neoassunti a tempo indeterminato; con misure di riordino della fiscalità locale a invarianza di gettito; con misure di sostegno delle fasce più vulnerabili della popolazione.
Dunque, altro che improvvisazioni e ottimismi di facciata, com’è stato ripetuto qui stamani da alcuni esponenti dell’opposizione.
Altro che fuffa, come ho sentito dire da qualche baldanzoso e incauto collega.
Altro che menzogne e disattenzione al lavoro.
Altro che assenza di una seria politica di lungo periodo.
Una seria politica di lungo periodo, nutrita coi valori e con l’energia e con la passione che fin qui ci ha mosso nell’opera di governo, è esattamente ciò che caratterizza il nostro impegno per cambiare e migliorare il Paese.

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21 Aprile 2015

REGIONALI, PARRINI: “SALVINI SI VERGOGNI”

dario-parrini-3Firenze, 21 aprile 2015 – “Si vergogni, perché l’intolleranza è sempre vergognosa. Solidarietà totale mia e del Pd toscano, a Coop e a Cgil”. Così il segretario regionale del Pd della Toscana Dario Parrini replica su Facebook a Matteo Salvini che oggi a Grosseto aveva auspicato ‘Una Toscana con meno Coop e meno Cgil’.

“Salvini – continua Parrini – si faccia raccontare da Grillo, suo fratello in populismo, quale accoglienza elettorale ha ottenuto nella nostra regione straparlando di “peste rossa” prima delle ultime elezioni europee. E infine si faccia dire, da chi li conosce, di che pasta sono fatti i toscani: non hanno l’anello al naso e i demagoghi come lui li riconoscono a chilometri di distanza”.

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REGIONALI, PARRINI: “SALVINI SI VERGOGNI”

dario-parrini-3Firenze, 21 aprile 2015 – “Si vergogni, perché l’intolleranza è sempre vergognosa. Solidarietà totale mia e del Pd toscano, a Coop e a Cgil”. Così il segretario regionale del Pd della Toscana Dario Parrini replica su Facebook a Matteo Salvini che oggi a Grosseto aveva auspicato ‘Una Toscana con meno Coop e meno Cgil’.

“Salvini – continua Parrini – si faccia raccontare da Grillo, suo fratello in populismo, quale accoglienza elettorale ha ottenuto nella nostra regione straparlando di “peste rossa” prima delle ultime elezioni europee. E infine si faccia dire, da chi li conosce, di che pasta sono fatti i toscani: non hanno l’anello al naso e i demagoghi come lui li riconoscono a chilometri di distanza”.

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