Gianassi, “La Ginori deve restare a Sesto e mantenere la sua qualità”
“La Ginori è da sempre paradigma di qualità: vogliamo che resti a Sesto e mantenga la sua produzione in linea con il passato, con i parametri che l’hanno resa unica e senza rivali nei mercati emergenti”.
È quanto ha detto il sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi alla Festa democratica regionale e metropolitana in corso alle Cascine, durante il dibattito “Le città e il lavoro. Fabbriche, identità, territori”, riguardo alla fabbrica Richard Ginori, i cui dipendenti sono al momento in cassa integrazione per cessazione d’attività, in attesa di una ristrutturazione aziendale.
Con lui anche Giovanni Mari, docente di Storia della Filosofia all’Università di Firenze Rodolfo Zanieri, di Uil Toscana, Simone Millozzi, sindaco di Pontedera e Giacomo Scarpelli, responsabile organizzazione Pd metropolitano di Firenze.
“Speriamo nelle prossime settimane di avere un chiarimento della situazione aziendale: gruppi molto importanti e solidi industrialmente hanno dimostrato interesse, è un fatto positivo e vogliamo essere fiduciosi”, continua Gianassi.
“Con gli anni è cambiata la produzione, è cambiato il volto delle fabbriche storiche, è cambiata anche la Piaggio: è emersa la necessità di confrontarsi con un modello nuovo, basato su internazionalizzazione e globalizzazione, che però va saputo governare per poter ricavarne effetti positivi per il territorio.- fa presente Millozzi – Da parte mia, chiedo all’azienda non solo di restare sul territorio ma anche di mettere in campo strumenti nuovi da un punto di vista tecnologico e operativo, per avere un prodotto all’avanguardia, magari a minor impatto ambientale”.
“In un momento di grave crisi come questo, scommettere sull’attività manifatturiera in Toscana è e resta un obiettivo fondamentale”, aggiunge Zanieri.
Immigrazione, dibattito della Festa del Pd a Firenze. Il professor Santoro: “Il Consiglio d’Europa apprezza l’esperienza di Campi Bisenzio”
“Il Consiglio d’Europa apprezza l’esperienza di Campi Bisenzio”, a rivelarlo alla Festa Democratica in corso a Firenze è stato il docente universitario Emilio Santoro che da anni si occupa delle questioni legate ai diritti degli immigrati e al quadro normativo italiano, collaborando per questo con l’istituzione che raggruppa i capi di stato europei.
Ieri il professor Santoro è intervenuto al dibattito dal titolo “Più diritti per tutti: cittadinanza, diritto al voto, diritti sociali per i nuovi italiani” insieme allo stesso sindaco di Campi Bisenzio Adriano Chini, e ai responsabili Forum Immigrazione del Pd fiorentino Stefano Fusi, e del Pd nazionale Marco Pacciotti.
Santoro ha citato il comune di Campi come esempio di buona integrazione facendo notare come, al contrario, in Italia “l’immigrazione è stata vissuta come un problema da ‘governare’ basandosi su sfruttamento e paura del fenomeno. Di fatto dalla legge Martelli in poi è stato ‘assunto’ che gli immigrati nel nostro Paese entrassero solo come irregolari e i comportamenti che ne sono conseguiti derivano da questo. Sanatorie ogni 2-3 anni fino al 2002 quando con la Bossi-Fini c’è stata una maxi sanatoria da 700mila persone. Tutte persone che in realtà costruiscono la nostra economia perché settori come edilizia, turismo, agricoltura, lavori di assistenza o cura sono retti da lavoratori stranieri. Quindi problemi sociali, come l’assistenza agli anziani, e delle nostre imprese sono stati risolti da queste persone con l’utilizzo o di nessun contratto o con condizioni lavorative e contrattuali al limite dello sfruttamento”.
Dati confermati dallo stesso responsabile nazionale del Forum Immigrazione del Pd Pacciotti che ha ricordato che “il lavoro dei 5 milioni di immigrati nel nostro paese vale il 10% del Pil e che gli stranieri pagano ogni anno 4 miliardi di euro di contributi pensionistici di cui probabilmente non godranno mai e che andranno a vantaggio dei pensionati italiani. Gli immigrati non sono un nemico di cui aver paura, un competitore sociale o mera forza lavoro – ha sostenuto Pacciotti – ma cittadini che devono avere gli stessi diritti”.
“Occorre cambiare linguaggio e servono percorsi di inclusione nel nostro Paese, questo è un tema centrale della società e i governi di centrodestra succedutisi negli ultimi 20 anni hanno portato ad un arretramento culturale e ad un impianto normativo che nega diritti a coloro che sono nostri concittadini” ha detto Stefano Fusi sostenendo che “leggi come la Bossi-Fini hanno creato una categoria di sotto-cittadini con meno diritti utilizzati per risolvere i problemi della crisi. Questa è l’affermazione di un modello socio-economico devastante per la società che noi vogliamo cambiare”.
Dello stesso avviso Pacciotti per il quale “la Bossi-Fini sarà da cassare in toto: quando il centrosinistra sarà al governo questa sarà una delle priorità insieme all’eliminazione dei due ‘pacchetti-sicurezza’ del ministro Maroni. In cima all’agenda dell’impegno del Pd ci sarà anche una legge sui richiedenti asilo, dal momento che l’Italia ne è totalmente sprovvista, una legge sulla libertà religiosa e una sul diritto di voto agli stranieri: il nostro Paese ha recepito nel 1994 la Direttiva europea su questo ma non l’ha mai applicata”.
Il sindaco di Campi Adriano Chini ha parlato dell’esperienza che il suo comune sta vivendo con residenti originari di 70 etnie diverse, sfatando molti luoghi comuni sulla convivenza con e tra cittadini di paesi diversi. “Se effettivamente al fenomeno dell’immigrazione è legato quello della criminalità a Campi Bisenzio, avendo il 18 per cento dei residenti di origine straniera, dovremmo avere un tasso di criminalità molto alto. Ma è esattamente il contrario, siamo anzi sotto la media. La destra sta ritardando quel percorso culturale e di rapporto tra etnie e popoli che è necessario e naturale. Fin tanto che nel mondo ci saranno conflitti e povertà il fenomeno immigrazione è strutturale e non si può dunque evitare di farci i conti pensando che sia un fatto contingente da gestire con respingimenti o politiche di chiusura dei confini come pensa la destra”.
All’incontro hanno partecipato anche rappresentanti di varie comunità straniere tra cui Pape Diaw che nell’intervento ha detto che quando il Pd sarà al governo “potrebbe partire dalla legge sull’immigrazione della Regione Toscana”.
Immigrazione, dibattito della Festa del Pd a Firenze. Il professor Santoro: “Il Consiglio d’Europa apprezza l’esperienza di Campi Bisenzio”
“Il Consiglio d’Europa apprezza l’esperienza di Campi Bisenzio”, a rivelarlo alla Festa Democratica in corso a Firenze è stato il docente universitario Emilio Santoro che da anni si occupa delle questioni legate ai diritti degli immigrati e al quadro normativo italiano, collaborando per questo con l’istituzione che raggruppa i capi di stato europei.
Ieri il professor Santoro è intervenuto al dibattito dal titolo “Più diritti per tutti: cittadinanza, diritto al voto, diritti sociali per i nuovi italiani” insieme allo stesso sindaco di Campi Bisenzio Adriano Chini, e ai responsabili Forum Immigrazione del Pd fiorentino Stefano Fusi, e del Pd nazionale Marco Pacciotti.
Santoro ha citato il comune di Campi come esempio di buona integrazione facendo notare come, al contrario, in Italia “l’immigrazione è stata vissuta come un problema da ‘governare’ basandosi su sfruttamento e paura del fenomeno. Di fatto dalla legge Martelli in poi è stato ‘assunto’ che gli immigrati nel nostro Paese entrassero solo come irregolari e i comportamenti che ne sono conseguiti derivano da questo. Sanatorie ogni 2-3 anni fino al 2002 quando con la Bossi-Fini c’è stata una maxi sanatoria da 700mila persone. Tutte persone che in realtà costruiscono la nostra economia perché settori come edilizia, turismo, agricoltura, lavori di assistenza o cura sono retti da lavoratori stranieri. Quindi problemi sociali, come l’assistenza agli anziani, e delle nostre imprese sono stati risolti da queste persone con l’utilizzo o di nessun contratto o con condizioni lavorative e contrattuali al limite dello sfruttamento”.
Dati confermati dallo stesso responsabile nazionale del Forum Immigrazione del Pd Pacciotti che ha ricordato che “il lavoro dei 5 milioni di immigrati nel nostro paese vale il 10% del Pil e che gli stranieri pagano ogni anno 4 miliardi di euro di contributi pensionistici di cui probabilmente non godranno mai e che andranno a vantaggio dei pensionati italiani. Gli immigrati non sono un nemico di cui aver paura, un competitore sociale o mera forza lavoro – ha sostenuto Pacciotti – ma cittadini che devono avere gli stessi diritti”.
“Occorre cambiare linguaggio e servono percorsi di inclusione nel nostro Paese, questo è un tema centrale della società e i governi di centrodestra succedutisi negli ultimi 20 anni hanno portato ad un arretramento culturale e ad un impianto normativo che nega diritti a coloro che sono nostri concittadini” ha detto Stefano Fusi sostenendo che “leggi come la Bossi-Fini hanno creato una categoria di sotto-cittadini con meno diritti utilizzati per risolvere i problemi della crisi. Questa è l’affermazione di un modello socio-economico devastante per la società che noi vogliamo cambiare”.
Dello stesso avviso Pacciotti per il quale “la Bossi-Fini sarà da cassare in toto: quando il centrosinistra sarà al governo questa sarà una delle priorità insieme all’eliminazione dei due ‘pacchetti-sicurezza’ del ministro Maroni. In cima all’agenda dell’impegno del Pd ci sarà anche una legge sui richiedenti asilo, dal momento che l’Italia ne è totalmente sprovvista, una legge sulla libertà religiosa e una sul diritto di voto agli stranieri: il nostro Paese ha recepito nel 1994 la Direttiva europea su questo ma non l’ha mai applicata”.
Il sindaco di Campi Adriano Chini ha parlato dell’esperienza che il suo comune sta vivendo con residenti originari di 70 etnie diverse, sfatando molti luoghi comuni sulla convivenza con e tra cittadini di paesi diversi. “Se effettivamente al fenomeno dell’immigrazione è legato quello della criminalità a Campi Bisenzio, avendo il 18 per cento dei residenti di origine straniera, dovremmo avere un tasso di criminalità molto alto. Ma è esattamente il contrario, siamo anzi sotto la media. La destra sta ritardando quel percorso culturale e di rapporto tra etnie e popoli che è necessario e naturale. Fin tanto che nel mondo ci saranno conflitti e povertà il fenomeno immigrazione è strutturale e non si può dunque evitare di farci i conti pensando che sia un fatto contingente da gestire con respingimenti o politiche di chiusura dei confini come pensa la destra”.
All’incontro hanno partecipato anche rappresentanti di varie comunità straniere tra cui Pape Diaw che nell’intervento ha detto che quando il Pd sarà al governo “potrebbe partire dalla legge sull’immigrazione della Regione Toscana”.
Appello al governo per firmare la Convenzione di Istanbul, contro la violenza sulle donne: raccolta firme allo stand del Quartiere 2
Anche alla Festa Democratica regionale e metropolitana in corso alle Cascine ci sarà la possibilità di raccogliere firme per chiedere al governo di aderire alla Convenzione di Istanbul per la prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne, precisamente allo stand del quartiere 2.
Lo ha annunciato Maria Grazia Pugliese, portavoce donne Pd metropolitano di Firenze, in occasione dell’incontro “In genere: le donne nella società di oggi” con Roberta Agostini, portavoce donne Pd nazionale, intervistata da Cristina Becchi di Italia 7.
“C’è bisogno di incentivare politiche coordinate a livello europeo contro la violenza sulle donne e di accrescere la collaborazione tra tutte le realtà che se ne occupano di questo, centri antiviolenza e non solo: la Convenzione di Istanbul si pone proprio questi obiettivi e perciò risulta così importante aderire”, spiega Agostini, commentando l’iniziativa.
Durante l’incontro si è parlato anche della Legge 40 sulla fecondazione assistita, nuovamente al centro dell’attenzione per la bocciatura di due articoli da parte della Corte europea di Strasburgo dei due articoli che riguardano il divieto per genitori portatori di malattie genetiche di accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni.
“La legge 40 è nata molto male, all’interno di un dibattito ideologico pieno di contraddizioni, per questo va ridiscussa.- fa presente Agostini – Non è possibile poi un’emigrazione continua e massiccia di coppie che devono andare all’estero per aggirare questa legge. Il punto più controverso poi è proprio la diagnosi pre impianto, deve essere affrontato quanto prima”.
Spazio è stato dato anche alle problematiche del lavoro.
“Gli ultimi dati Istat sul lavoro e le donne sono allarmanti, mancano ancora adeguate politiche di sostegno per la maternità, il congedo parentale del padre, e ancora da arginare del tutto è il fenomeno delle dimissioni in bianco”, commenta Agostini. “Un paese dove le donne sono impossibilitate a guadagnare posti di potere, a fare carriera è un paese che non cresce: per questo dobbiamo lavorare per ottenere una vera rappresentanza delle donne in politica, con il rispetto della democrazia paritaria all’interno della nuova legge elettorale”, conclude Pugliese.
Appello al governo per firmare la Convenzione di Istanbul, contro la violenza sulle donne: raccolta firme allo stand del Quartiere 2
Anche alla Festa Democratica regionale e metropolitana in corso alle Cascine ci sarà la possibilità di raccogliere firme per chiedere al governo di aderire alla Convenzione di Istanbul per la prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne, precisamente allo stand del quartiere 2.
Lo ha annunciato Maria Grazia Pugliese, portavoce donne Pd metropolitano di Firenze, in occasione dell’incontro “In genere: le donne nella società di oggi” con Roberta Agostini, portavoce donne Pd nazionale, intervistata da Cristina Becchi di Italia 7.
“C’è bisogno di incentivare politiche coordinate a livello europeo contro la violenza sulle donne e di accrescere la collaborazione tra tutte le realtà che se ne occupano di questo, centri antiviolenza e non solo: la Convenzione di Istanbul si pone proprio questi obiettivi e perciò risulta così importante aderire”, spiega Agostini, commentando l’iniziativa.
Durante l’incontro si è parlato anche della Legge 40 sulla fecondazione assistita, nuovamente al centro dell’attenzione per la bocciatura di due articoli da parte della Corte europea di Strasburgo dei due articoli che riguardano il divieto per genitori portatori di malattie genetiche di accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni.
“La legge 40 è nata molto male, all’interno di un dibattito ideologico pieno di contraddizioni, per questo va ridiscussa.- fa presente Agostini – Non è possibile poi un’emigrazione continua e massiccia di coppie che devono andare all’estero per aggirare questa legge. Il punto più controverso poi è proprio la diagnosi pre impianto, deve essere affrontato quanto prima”.
Spazio è stato dato anche alle problematiche del lavoro.
“Gli ultimi dati Istat sul lavoro e le donne sono allarmanti, mancano ancora adeguate politiche di sostegno per la maternità, il congedo parentale del padre, e ancora da arginare del tutto è il fenomeno delle dimissioni in bianco”, commenta Agostini. “Un paese dove le donne sono impossibilitate a guadagnare posti di potere, a fare carriera è un paese che non cresce: per questo dobbiamo lavorare per ottenere una vera rappresentanza delle donne in politica, con il rispetto della democrazia paritaria all’interno della nuova legge elettorale”, conclude Pugliese.
Province, dal Pd Pisa pieno sostegno alla proposta di Rossi sulle aree vaste
Che la soluzione proposta dal governo sul riordino degli assetti istituzionali fosse alquanto confusa e pasticciata è stato puntualmente confermato dallo sterile dibattito che essa ha generato. Non solo in Toscana. D’altro canto si fondava più sul bisogno di rispondere alla campagna per l’abolizione delle Province che su una vera riflessione sul riordino degli assetti istituzionali.
Ciò non toglie che il processo di riforma, seppur con criteri discutibili, è comunque avviato e irreversibile. Alla base c’è un’esigenza di semplificazione molto sentita da parte dei cittadini, che non va assolutamente messa in discussione. Ogni proposta deve partire da qui: non possiamo accettare tentativi di cambiare tutto affinché non cambi nulla, o, peggio ancora, di cambiare il meno possibile perché poi tutto possa tornare come prima. Non verremmo capiti.
Per questo ribadiamo il pieno sostegno alla proposta del presidente della Regione Enrico Rossi sulle Aree vaste. Essa ha già ricevuto il sostegno del ministro Patroni Griffi ed è stata ripresa nell’Ordine del giorno presentato dai deputati pisani del Pd, accolto dal Governo, che rende questa strada percorribile. Si è espresso per due volte all’unanimità il Consiglio comunale di Pisa, indicando anche criteri razionali per la determinazione dei capoluogo su proposta del sindaco Marco Filippeschi, e c’è un Ordine del giorno dei capigruppo in Provincia.
Ci sono precise indicazioni di lavoro e di impegno politico: sulle aree vaste, sulla ridefinizione dei criteri per la scelta dei capoluoghi e sull’impegno per evitare lo smantellamento della presenza dello Stato.
Il nostro compito è discutere e decidere il ruolo di un ente, la futura Provincia, che si occuperà più di coordinamento e programmazione che di amministrazione e gestione diretta dei servizi. Per questo ha poco senso ragionare in termini di meri dati contabili, di abitanti e chilometri quadrati. Occorre invece riflettere su come sono organizzati i servizi ai cittadini e su come già oggi si strutturano le relazioni socio-economiche in relazione alle funzioni delle nuove istituzioni che la legge già assegna.
E’ un livello in cui le Aree vaste esistono già ed esiste l’Area vasta costiera (Pisa, Lucca, Massa, Livorno), che ha relazioni istituzionali già sperimentate, basti pensare alle infrastrutture e alla mobilità, al sistema socio-sanitario, ai tre poli ospedalieri universitari, alle università, i poli di eccellenza, i centri di ricerca, e che ben rispecchierebbe la vita della comunità amministrata. Per affrontare seriamente la discussione sul riordino degli enti locali occorre partire da qui.
Quando si aprirà, sulla base dei nuovi criteri, la questione dei capoluoghi, e nei termini in cui varrà il concetto di capoluogo per enti che avranno funzione di mero coordinamento, Pisa ha gli argomenti giusti per stare in questa discussione e sono stati espressi chiaramente nei documenti che abbiamo indicato.
Francesco Nocchi
Segretario provinciale Pd Pisa
Province, dal Pd Pisa pieno sostegno alla proposta di Rossi sulle aree vaste
Che la soluzione proposta dal governo sul riordino degli assetti istituzionali fosse alquanto confusa e pasticciata è stato puntualmente confermato dallo sterile dibattito che essa ha generato. Non solo in Toscana. D’altro canto si fondava più sul bisogno di rispondere alla campagna per l’abolizione delle Province che su una vera riflessione sul riordino degli assetti istituzionali.
Ciò non toglie che il processo di riforma, seppur con criteri discutibili, è comunque avviato e irreversibile. Alla base c’è un’esigenza di semplificazione molto sentita da parte dei cittadini, che non va assolutamente messa in discussione. Ogni proposta deve partire da qui: non possiamo accettare tentativi di cambiare tutto affinché non cambi nulla, o, peggio ancora, di cambiare il meno possibile perché poi tutto possa tornare come prima. Non verremmo capiti.
Per questo ribadiamo il pieno sostegno alla proposta del presidente della Regione Enrico Rossi sulle Aree vaste. Essa ha già ricevuto il sostegno del ministro Patroni Griffi ed è stata ripresa nell’Ordine del giorno presentato dai deputati pisani del Pd, accolto dal Governo, che rende questa strada percorribile. Si è espresso per due volte all’unanimità il Consiglio comunale di Pisa, indicando anche criteri razionali per la determinazione dei capoluogo su proposta del sindaco Marco Filippeschi, e c’è un Ordine del giorno dei capigruppo in Provincia.
Ci sono precise indicazioni di lavoro e di impegno politico: sulle aree vaste, sulla ridefinizione dei criteri per la scelta dei capoluoghi e sull’impegno per evitare lo smantellamento della presenza dello Stato.
Il nostro compito è discutere e decidere il ruolo di un ente, la futura Provincia, che si occuperà più di coordinamento e programmazione che di amministrazione e gestione diretta dei servizi. Per questo ha poco senso ragionare in termini di meri dati contabili, di abitanti e chilometri quadrati. Occorre invece riflettere su come sono organizzati i servizi ai cittadini e su come già oggi si strutturano le relazioni socio-economiche in relazione alle funzioni delle nuove istituzioni che la legge già assegna.
E’ un livello in cui le Aree vaste esistono già ed esiste l’Area vasta costiera (Pisa, Lucca, Massa, Livorno), che ha relazioni istituzionali già sperimentate, basti pensare alle infrastrutture e alla mobilità, al sistema socio-sanitario, ai tre poli ospedalieri universitari, alle università, i poli di eccellenza, i centri di ricerca, e che ben rispecchierebbe la vita della comunità amministrata. Per affrontare seriamente la discussione sul riordino degli enti locali occorre partire da qui.
Quando si aprirà, sulla base dei nuovi criteri, la questione dei capoluoghi, e nei termini in cui varrà il concetto di capoluogo per enti che avranno funzione di mero coordinamento, Pisa ha gli argomenti giusti per stare in questa discussione e sono stati espressi chiaramente nei documenti che abbiamo indicato.
Francesco Nocchi
Segretario provinciale Pd Pisa
Capitale europea della Cultura 2019, dalla Festa democratica regionale il sostegno del Pd alla candidatura di Siena
Il sostegno del Pd della Toscana alla candidatura di Siena come ‘Capitale europea della cultura del 2019’, è questo il messaggio che è stato lanciato ieri durante un dibattito dalla festa del Partito Democratico in corso al parco delle Cascine di Firenze, che quest’anno oltre a essere festa metropolitana del partito fiorentino è anche Festa regionale e nazionale tematica del Pd proprio sulla cultura.
L’incontro, moderato dal direttore di Toscana Tv Daniele Magrini, ha visto la partecipazione di Franco Ceccuzzi, dell’esecutivo del Pd toscano, del consigliere regionale Eugenio Giani e del professor Pierluigi Sacco, direttore del comitato Siena 2019, ed ha avuto luogo proprio nel giorno in cui è stata scongiurata la chiusura del complesso del Santa Maria della Scala, fulcro del progetto della candidatura, grazie al contributo della Regione Toscana e dell’apposito dirottamento di risorse da parte del commissario straordinario del comune di Siena Enrico Laudanna sull’antico ospedale.
Al dibattito è stata presentata la proposta della candidatura cui da circa un anno lavorano enti locali e un comitato scientifico costituito appositamente per arrivare al 2014 con un progetto che possa essere il vincitore tra tutti quelli che saranno avanzati e riportare dunque in Toscana la capitale della cultura dopo la scelta di Firenze nel 1986.
“Il progetto di candidatura – ha detto il professor Sacco spiegando l’iter che porterà alla scelta da parte della commissione europea – non è solo un esercizio di sfoggio dei ‘gioielli di famiglia’ di una città ma deve essere una articolata proposta con cui dimostrare come la cultura possa essere elemento di valorizzazione e sviluppo economico per un intero territorio”.
Altro tema che sarà giudicato in modo rilevante dalla commissione sarà anche “la capacità di coinvolgimento e partecipazione del pubblico che il progetto avrà, anche attraverso le nuove modalità di accesso ai beni culturali” ha aggiunto Sacco.
Franco Ceccuzzi ha evidenziato l’importanza che rivestirebbe l’antico ospedale del Santa Maria della Scala in questo progetto anche dopo i rilevanti lavori di ristrutturazione e gli investimenti che ne hanno fatto uno dei poli culturali della città. “Siena 2019 – ha spiegato Ceccuzzi – avrà nel percorso di rilancio del complesso museale del Santa Maria della Scala il progetto principale su cui far ruotare tutta la candidatura: un progetto, al quale ha lavorato anche l’amministrazione uscente, che dovrà essere caratterizzato, tra l’altro, dal trasferimento della Pinacoteca, dal Museo diocesano e dalla costituzione del Museo dell’Arte figurativa senese. Dovremo poi puntare sulla ripresa della costituzione dell’apposita Fondazione che, credo, possa essere una risposta per gestire il Complesso museale attraverso la partecipazione di altre istituzioni pubbliche e private, in grado di portare dall’esterno, risorse e professionalità. Altro elemento peculiare della nostra candidatura sono e saranno le Contrade, esperienze secolari di associazionismo dotate di territorio e popolo e dunque di una capacità di animare la vita della città e di contribuire al processo di partecipazione, anche alla sfida di ‘Siena capitale’, in maniera decisiva. Ci impegneremo tutti per l’ottenimento di questo risultato – ha concluso – che avrebbe ricadute positive non solo sul territorio senese” .
Dello stesso avviso il consigliere regionale Eugenio Giani che ha ricordato il convinto sostegno dello stesso Comune di Firenze in favore di Siena e ha parlato di “un titolo di merito per tutta la Toscana” in caso di vittoria. “In una regione dominata dal campanilismo assistiamo a una candidatura di un intero territorio perché Siena ha le carte in regola per sviluppare un progetto di valorizzazione degli istituti culturali sì da diventare volano per l’intera economia anche toscana. Gli investimenti in ambito culturale hanno sempre un ritorno tangibile per tutta la società, e in questo caso non è solo mecenatismo. Basta ricordare che quando Firenze nel 1986 ebbe questo importante riconoscimento il bilancio delle 184 iniziative svolte portò con successo a un incremento del turismo stimato in circa 650 mila persone. Memorabile il concerto diretto da Zubin Metha alla presenza di Francois Mitterrand”.
Il lavoro dunque ha le premesse per essere portato a termine nonostante sia stato rilevato come l’arrivo del commissario prefettizio abbia creato una situazione di empasse con del tempo perduto sulla tabella di marcia che va recuperato al più presto con l’impegno di tutti, enti locali e istituzioni.
Capitale europea della Cultura 2019, dalla Festa democratica regionale il sostegno del Pd alla candidatura di Siena
Il sostegno del Pd della Toscana alla candidatura di Siena come ‘Capitale europea della cultura del 2019’, è questo il messaggio che è stato lanciato ieri durante un dibattito dalla festa del Partito Democratico in corso al parco delle Cascine di Firenze, che quest’anno oltre a essere festa metropolitana del partito fiorentino è anche Festa regionale e nazionale tematica del Pd proprio sulla cultura.
L’incontro, moderato dal direttore di Toscana Tv Daniele Magrini, ha visto la partecipazione di Franco Ceccuzzi, dell’esecutivo del Pd toscano, del consigliere regionale Eugenio Giani e del professor Pierluigi Sacco, direttore del comitato Siena 2019, ed ha avuto luogo proprio nel giorno in cui è stata scongiurata la chiusura del complesso del Santa Maria della Scala, fulcro del progetto della candidatura, grazie al contributo della Regione Toscana e dell’apposito dirottamento di risorse da parte del commissario straordinario del comune di Siena Enrico Laudanna sull’antico ospedale.
Al dibattito è stata presentata la proposta della candidatura cui da circa un anno lavorano enti locali e un comitato scientifico costituito appositamente per arrivare al 2014 con un progetto che possa essere il vincitore tra tutti quelli che saranno avanzati e riportare dunque in Toscana la capitale della cultura dopo la scelta di Firenze nel 1986.
“Il progetto di candidatura – ha detto il professor Sacco spiegando l’iter che porterà alla scelta da parte della commissione europea – non è solo un esercizio di sfoggio dei ‘gioielli di famiglia’ di una città ma deve essere una articolata proposta con cui dimostrare come la cultura possa essere elemento di valorizzazione e sviluppo economico per un intero territorio”.
Altro tema che sarà giudicato in modo rilevante dalla commissione sarà anche “la capacità di coinvolgimento e partecipazione del pubblico che il progetto avrà, anche attraverso le nuove modalità di accesso ai beni culturali” ha aggiunto Sacco.
Franco Ceccuzzi ha evidenziato l’importanza che rivestirebbe l’antico ospedale del Santa Maria della Scala in questo progetto anche dopo i rilevanti lavori di ristrutturazione e gli investimenti che ne hanno fatto uno dei poli culturali della città. “Siena 2019 – ha spiegato Ceccuzzi – avrà nel percorso di rilancio del complesso museale del Santa Maria della Scala il progetto principale su cui far ruotare tutta la candidatura: un progetto, al quale ha lavorato anche l’amministrazione uscente, che dovrà essere caratterizzato, tra l’altro, dal trasferimento della Pinacoteca, dal Museo diocesano e dalla costituzione del Museo dell’Arte figurativa senese. Dovremo poi puntare sulla ripresa della costituzione dell’apposita Fondazione che, credo, possa essere una risposta per gestire il Complesso museale attraverso la partecipazione di altre istituzioni pubbliche e private, in grado di portare dall’esterno, risorse e professionalità. Altro elemento peculiare della nostra candidatura sono e saranno le Contrade, esperienze secolari di associazionismo dotate di territorio e popolo e dunque di una capacità di animare la vita della città e di contribuire al processo di partecipazione, anche alla sfida di ‘Siena capitale’, in maniera decisiva. Ci impegneremo tutti per l’ottenimento di questo risultato – ha concluso – che avrebbe ricadute positive non solo sul territorio senese” .
Dello stesso avviso il consigliere regionale Eugenio Giani che ha ricordato il convinto sostegno dello stesso Comune di Firenze in favore di Siena e ha parlato di “un titolo di merito per tutta la Toscana” in caso di vittoria. “In una regione dominata dal campanilismo assistiamo a una candidatura di un intero territorio perché Siena ha le carte in regola per sviluppare un progetto di valorizzazione degli istituti culturali sì da diventare volano per l’intera economia anche toscana. Gli investimenti in ambito culturale hanno sempre un ritorno tangibile per tutta la società, e in questo caso non è solo mecenatismo. Basta ricordare che quando Firenze nel 1986 ebbe questo importante riconoscimento il bilancio delle 184 iniziative svolte portò con successo a un incremento del turismo stimato in circa 650 mila persone. Memorabile il concerto diretto da Zubin Metha alla presenza di Francois Mitterrand”.
Il lavoro dunque ha le premesse per essere portato a termine nonostante sia stato rilevato come l’arrivo del commissario prefettizio abbia creato una situazione di empasse con del tempo perduto sulla tabella di marcia che va recuperato al più presto con l’impegno di tutti, enti locali e istituzioni.
Marcucci: “Santa Maria della Scala, vittoria del buon senso”
“La decisione del commissario straordinario di Siena di evitare la chiusura del Santa Maria della Scala è una vittoria del buon senso. L’intervento della Regione Toscana e la reazione di tutte le istituzioni hanno di fatto impedito uno stop che sarebbe stato deleterio anche per la candidatura della città a capitale della cultura nel 2019”.
Lo afferma il senatore Pd Andrea Marcucci in merito alla paventata chiusura del complesso museale senese.
“La candidatura è una grande opportunità per affrontare finalmente- prosegue il parlamentare- la questione relativa alla gestione del patrimonio museale, non solo a Siena. Servono provvedimenti di defiscalizzazione e maggiori aperture verso i privati, anche con modelli diversi di governance. La Toscana, nota ovunque per il suo patrimonio culturale e paesaggistico- conclude Marcucci- deve trovare il coraggio di indicare soluzioni nuove per tenere in vita i propri monumenti”.
