14 Aprile 2012

Atto vandalico sede Pd Pisa,
Nocchi: “Fatto inaccettabile”

“E’ accaduto un fatto inaudito: è stata danneggiata con una mazza la porta della nostra sede e sotto l’insegna del partito è apparsa una scritta NO TAV.

L’attacco ad una sede di un partito, ad un presidio della nostra democrazia, al luogo in cui i cittadini organizzano la propria partecipazione politica è un fatto inaccettabile che condanniamo duramente. Ci sono frange, quelle che puntano il dito contro il procuratore Caselli in Piemonte, che mirano ad intimorire i magistrati, che devono essere isolate, frange estreme e violente che nulla hanno a che vedere con chi legittimamente esprime posizioni di dissenso rispetto alla realizzazione della Tav. Proprio per questo, perché non si ripetano stagioni politiche che hanno già tristemente segnato la storia della città di Pisa e dell’Italia, facciamo appello a tutte le forze politiche, alle forze sociali ed economiche affinché si isolino i violenti e si mantenga il confronto all’interno dell’agire democratico.

Il nostro partito continuerà, senza farsi intimidire da nessuno, nel suo lavoro quotidiano. Siamo impegnati a livello locale e nazionale in una iniziativa politica improntata ai valori della libertà e dell’uguaglianza, volta a portare il Paese fuori dalla grave crisi economica che lo attanaglia, e che incide negativamente sui redditi delle famiglie e sulle prospettive di lavoro e di occupazione”.

Francesco Nocchi
segretario provinciale Pd Pisa

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Atto vandalico sede Pd Pisa,
Nocchi: “Fatto inaccettabile”

“E’ accaduto un fatto inaudito: è stata danneggiata con una mazza la porta della nostra sede e sotto l’insegna del partito è apparsa una scritta NO TAV.

L’attacco ad una sede di un partito, ad un presidio della nostra democrazia, al luogo in cui i cittadini organizzano la propria partecipazione politica è un fatto inaccettabile che condanniamo duramente. Ci sono frange, quelle che puntano il dito contro il procuratore Caselli in Piemonte, che mirano ad intimorire i magistrati, che devono essere isolate, frange estreme e violente che nulla hanno a che vedere con chi legittimamente esprime posizioni di dissenso rispetto alla realizzazione della Tav. Proprio per questo, perché non si ripetano stagioni politiche che hanno già tristemente segnato la storia della città di Pisa e dell’Italia, facciamo appello a tutte le forze politiche, alle forze sociali ed economiche affinché si isolino i violenti e si mantenga il confronto all’interno dell’agire democratico.

Il nostro partito continuerà, senza farsi intimidire da nessuno, nel suo lavoro quotidiano. Siamo impegnati a livello locale e nazionale in una iniziativa politica improntata ai valori della libertà e dell’uguaglianza, volta a portare il Paese fuori dalla grave crisi economica che lo attanaglia, e che incide negativamente sui redditi delle famiglie e sulle prospettive di lavoro e di occupazione”.

Francesco Nocchi
segretario provinciale Pd Pisa

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Atto vandalico sede Pd Pisa, la condanna
di Ferrucci e Ferrante

L’atto vandalico commesso stanotte ai danni del Pd di Pisa va condannato fermamente e ci auguriamo che questa condanna sia sentita e unanime. Se espressa in queste forme la protesta è sempre inaccettabile. Come Pd non ci faremo intimidire e continueremo nella nostra azione politica: per il lavoro, per il rilancio dell’economia, per i diritti e per la democrazia.

Così il consigliere regionale del Pd Ivan Ferrucci commenta l’atto vandalico effettuato ai danni della sede del Pd di Pisa nella notte tra il 13 e il 14 aprile. 

 

Ferma anche la condanna di Andrea Ferrante, segretario comunale del Pd di Pisa. 

L’azione vigliacca di chi ha danneggiato la sede Pd di via Fratti chiama a una reazione ferma e netta tutti coloro che hanno a cuore la pienezza della vita democratica della nostra città. Atti intimidatori contro organizzazioni politiche non sono accettabili né compatibili con le tradizioni civili di questo territorio e per questo siamo sicuri che Pisa saprà respingere il tentativo di innescare una deriva pericolosa e degradante”. 

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Atto vandalico sede Pd Pisa, la condanna
di Ferrucci e Ferrante

L’atto vandalico commesso stanotte ai danni del Pd di Pisa va condannato fermamente e ci auguriamo che questa condanna sia sentita e unanime. Se espressa in queste forme la protesta è sempre inaccettabile. Come Pd non ci faremo intimidire e continueremo nella nostra azione politica: per il lavoro, per il rilancio dell’economia, per i diritti e per la democrazia.

Così il consigliere regionale del Pd Ivan Ferrucci commenta l’atto vandalico effettuato ai danni della sede del Pd di Pisa nella notte tra il 13 e il 14 aprile. 

 

Ferma anche la condanna di Andrea Ferrante, segretario comunale del Pd di Pisa. 

L’azione vigliacca di chi ha danneggiato la sede Pd di via Fratti chiama a una reazione ferma e netta tutti coloro che hanno a cuore la pienezza della vita democratica della nostra città. Atti intimidatori contro organizzazioni politiche non sono accettabili né compatibili con le tradizioni civili di questo territorio e per questo siamo sicuri che Pisa saprà respingere il tentativo di innescare una deriva pericolosa e degradante”. 

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13 Aprile 2012

Velo (Pd): “Soddisfazione per il progetto del corridoio transeuropeo”

Anche l’onorevole Silvia Velo commenta positivamente la notizia del consenso ricevuto dal Presidente della Catalogna ad inserire l’importante progetto del corridoio europeo Est-Ovest, sostenuto dal governatore della Toscana Enrico Rossi, tra le priorità dell’Unione Europea. Un corridoio che vedrebbe collegare, via mare e via terra, i Balcani con i porti di Barcellona e Valencia passando dai porti di Livorno e Piombino.

“Mi associo con il presidente Rossi e con la sua idea che ho intenzione di sostenere con tutte le forze – afferma Silvia Velo – sto già lavorando in Parlamento ad una risoluzione che impegni il Governo a sostenere il presidente Rossi in questo importante progetto di ricaduta internazionale, ma anche locale. In particolare ho chiesto di inserire tra le audizioni in corso nella Commissione Trasporti della Camera, che si stanno svolgendo attorno alla Proposta di Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio sugli orientamenti dell’Unione per lo sviluppo della Rete Transeuropea dei Trasporti (TEN-T), anche l’audizione del Presidente Enrico Rossi e dei Presidenti della Marche e dell’Umbria”.

L’obiettivo è di arrivare all’approvazione di un parere che preveda l’inserimento dell’autostrada Grosseto-Fano in un nuovo sub corridoio europeo in grado di connettere la penisola balcanica con quella iberica attraverso la piattaforma logistica dell’Italia centrale. Questa è un’eccezionale opportunità per la Toscana, ma anche per la città di Piombino, per lo sviluppo del suo porto e della sua economia”.

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Arezzo, il Pd: “Stop alle dimissioni in bianco sui luoghi di lavoro”

Si è svolta questa mattina presso la sede del coordinamento provinciale Pd di Arezzo la conferenza stampa sui risultati dell’attività della campagna “Io firmo, contro le dimissioni in bianco” lanciata dal Partito Democratico qualche settimana fa.
Grande e continuativa la presenza sul territorio che ha visto tutte le vallate coinvolte nella raccolta delle firme e l’impegno dei consigli comunali a presentare ed approvare rapidamente l’Odg contro le dimissioni in bianco e per il ripristino della legge 188.

“E’ un’iniziativa alla quale diamo un rilevante significato”, ha detto il segretario provinciale Pd Marco Meacci. “In undici Comuni della nostra provincia e dal consiglio provinciale l’Odg è già stato approvato, in alcuni casi all’unanimità proprio perchè la causa che rappresentiamo va oltre le appartenenze politiche e nelle prossime settimane saranno altri i comuni a ratificare l’Odg tra i quali anche Arezzo. La piaga delle dimissioni in bianco è purtroppo presente anche nel nostro territorio, la mobilitazione nella provincia ha voluto lanciare un messaggio forte anche in direzione del governo”.

In sede di conferenza è stata presentata l’iniziativa pubblica che si terrà lunedì 16 alle ore 17 presso il Circolo Aurora alla presenza dell’on. Maria Grazia Gatti, prima firmataria della proposta di legge.
“E’ un lavoro prezioso per la nostra realtà provinciale quello di Meacci e di Erika Falsini, referente per le Politiche di genere – spiega l’on. Donella Mattesini -. La legge che vogliamo reintegrare fu fatta dal governo Prodi e subito cancellata, oggi Maria Grazia Gatti della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, ha riproposto il ripristino della normativa contro le dimissioni in bianco tema che coinvolge in special modo le donne ma anche gli uomini. I numeri fanno riflettere, si pensi che nel biennio 2009-2010, nel corso di una delle più devastanti crisi economiche, sono 36.693 le lavoratrici che hanno abbandonato il posto di lavoro a seguito della maternità”.

Ed è proprio dalla riflessione che è partita l’iniziativa ad Arezzo.
“Tutti i circoli si sono confrontati con i tanti cittadini che hanno posto la propria firma nei moduli indirizzati alla ministra Fornero – dice Erika Falsini, referente per le politiche di genere -. Il nostro è stato un impegno a tutto tondo che è partito dal basso, dalle donne e dagli uomini che si sono dedicati ai gazebo, ai volantinaggi e al confronto con le persone interessate alla causa. E’ stato recepito come lavoro sistematico all’interno dell’assemblea provinciale permanente delle donne del Partito Democratico che si impegnano anche dopo questa ottima riuscita a portare l’intervento anche in sede di assemblea regionale delle donne. L’impegno che portiamo avanti come gruppo per le politiche di genere è un lavoro strutturato che oggi si dota di un altro importante tassello volto a migliorare la qualità della vita di ogni donna, il lavoro è una parte fondamentale dell’esistenza dell’individuo e non è accettabile lasciare sole le lavoratrici in un momento di difficoltà come questo”.

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“Finanziamento pubblico: trasparenza e meno soldi ma senza partiti non c’è democrazia”

Intervista di Vladimiro Frulletti pubblicata da l’Unità il 13 aprile 2012

 

«Senza i partiti e la politica il figlio di un lavoratore delle acciaierie come me non avrebbe mai potuto ricoprire incarichi pubblici».
Il segretario del Pd della Toscana, Andrea Manciulli, ritiene che il finanziamento pubblico della politica vada sì ridotto, ma non abolito. Ricorda che i bilanci del Pd toscano sono consultabili da tutti online e chiede massima trasparenza sui soldi che i privati danno a politici e partiti, invitando i colleghi della sua generazione a non «surfare» sull’onda dell’antipolitica, ma a impegnarsi in una battaglia anche culturale che risollevi il Paese dal degrado prodotto da 15 anni di berlusconismo.
Dopo Lusi, la Lega. Che idea s’è fatto di queste vicende?
La vicenda Lega in profondità appare ancora più grave.
Perché?
Perché la Lega in questi anni non è stato un partito qualunque, ma un partito che si è fondato più di altri sulla contestazione alla politica e all’establishment, sulla protesta del nord operoso contro Roma ladrona. E stato cioè il partito che più di altri ha accarezzato l’ondata anti-politica. E proprio in virtù di questo ha acquisito consenso ed è diventata una forza nazionale. Vederli che usavano i soldi pubblici per finalità personali mette a nudo le contraddizioni di questo Paese e rende urgente la necessità di ridefinire la democrazia e la politica.
In che senso?
La Lega era uno dei tentativi più chiari di governare facendo esprimere la “pancia” del Paese. Il loro fallimento morale non può essere considerato solo come l’episodio di due o tre familiari disinvolti. Ma è la prova che la “pancia” non può governare niente.
II fango della Lega però finisce per colpire tutta la politica.
Infatti il vero problema è ridare prestigio e legittimità alle istituzioni e alla politica. In questo senso il governo Monti potrà aiutare. Perché il professore ha sostituito i politici?
No, perché sia il Presidente del Consiglio sia i partiti che lo sostengono stanno cercando di interpretare una nuova stagione di sobrietà e serietà. C’è da tornare a una politica che s’assuma anche il compito di indirizzare il futuro e la vita dei cittadini. Così facevano grandi partiti come Pci e Dc che mai hanno assecondato acriticamente la “pancia” del Paese.
È nostalgico?
No, ma penso che serva un profondo lavoro anche culturale perché il tarlo che s’è diffuso in questi anni non si cancellerà rapidamente. Il berlusconismo l’abbiamo chiuso pochi mesi fa e oggi pare che nessuno si ricordi delle Ruby o delle corna nelle foto o del degrado etico sparso a piene mani fuori e dentro le istituzioni. Ma quella stagione è durata 15 anni e col consenso di tantissimi italiani. S’è diffuso il decadimento della legalità, la tendenza a trovare scorciatoie a far prevalere l’interesse privato sul bene comune. Finché non rilanceremo una diversa idea dello Stato e dell’etica pubblica che superi questo decadimento non usciremo dalla palude.
Sono troppi i soldi che finiscono ai partiti?
Vanno ridotti e equiparati, così come i costi della politica, agli standard europei. Servono regole precise sulla trasparenza, sui controlli. Come mi pare stiano decidendo in Parlamento. Noi come Pd della Toscana del resto i bilanci li abbiamo online sul nostro sito: tutti li possono vedere e controllare. La metà di quel che abbiamo la giriamo ai territori per far vivere i circoli. Ecco, penso la riforma dovrà rendere obbligatorio che gran parte delle risorse siano destinate ai territori, perché politica vera e più sana sta nell’attività quotidiana fatta fra la gente. Ma il problema non è solo il finanziamento pubblico.
E quale sarebbe l’altro?
Il finanziamento privato. Il Consiglio d’Europa ha analizzato le diverse forme di finanziamento ai vari partiti europei. Il nostro sistema è quello meno trasparente. Siamo uno dei pochi Paesi che non prevede l’obbligo di pubblicità sotto i 50mila euro. Invece i finanziatori privati, anche per lottare contro la corruzione e l’invasione dell’interesse privato nella cosa pubblica, devono essere sempre noti e devono essere persone fisiche, non più società. Perché la gente quando elegge qualcuno deve sapere chi lo ha finanziato e per quanto.
È contrario all’abolizione del finanziamento pubblico?
Si, va rivisto e ridotto, ma va mantenuto. E va legato alla democrazia interna dei partiti. Perché i partiti del Capo che non fanno mai congressi, i cui dirigenti sono nominati dall’alto e non scelti dalla base, non sono veri partiti.
Difendere i partiti non è di moda.
Dove non ci sono partiti non c’è democrazia e questa oramai esplicita volontà di superare la politica sostituendola con l’oligarchia dei salotti non mi piace. Il figlio di un lavoratore delle acciaierie, come me, solo se esistono i partiti e la politica può avere la possibilità di ricoprire incarichi pubblici. La politica non può essere fatta solo da chi è ricco o sostenuto dai ricchi. È così in tutti i paesi democratici. La nostra generazione ha su di se’ la grande responsabilità di ridare nobiltà e legittimità alla politica e non credo che lo possa fare “surfando” sull’onda emotiva anti-politica.
Ma la sfiducia verso la politica è in costante aumento.
E lo sarà finché la politica non tornerà a incidere sul futuro delle persone. Quando sono stato in Usa ho visitato un importante centro di broker dove tre giovani a compravano e vendevano titoli di Stato. Il loro dito che batte sulla tastiera oggi è più influente sul nostro destino di qualsiasi decisione che può prendere un politico. Ecco perché il vero tema non è togliere di mezzo la politica, ma fare in modo che incida sulla vita reale delle persone e sul loro lavoro.

 

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“Finanziamento pubblico: trasparenza e meno soldi ma senza partiti non c’è democrazia”

Intervista di Vladimiro Frulletti pubblicata da l’Unità il 13 aprile 2012

 

«Senza i partiti e la politica il figlio di un lavoratore delle acciaierie come me non avrebbe mai potuto ricoprire incarichi pubblici».
Il segretario del Pd della Toscana, Andrea Manciulli, ritiene che il finanziamento pubblico della politica vada sì ridotto, ma non abolito. Ricorda che i bilanci del Pd toscano sono consultabili da tutti online e chiede massima trasparenza sui soldi che i privati danno a politici e partiti, invitando i colleghi della sua generazione a non «surfare» sull’onda dell’antipolitica, ma a impegnarsi in una battaglia anche culturale che risollevi il Paese dal degrado prodotto da 15 anni di berlusconismo.
Dopo Lusi, la Lega. Che idea s’è fatto di queste vicende?
La vicenda Lega in profondità appare ancora più grave.
Perché?
Perché la Lega in questi anni non è stato un partito qualunque, ma un partito che si è fondato più di altri sulla contestazione alla politica e all’establishment, sulla protesta del nord operoso contro Roma ladrona. E stato cioè il partito che più di altri ha accarezzato l’ondata anti-politica. E proprio in virtù di questo ha acquisito consenso ed è diventata una forza nazionale. Vederli che usavano i soldi pubblici per finalità personali mette a nudo le contraddizioni di questo Paese e rende urgente la necessità di ridefinire la democrazia e la politica.
In che senso?
La Lega era uno dei tentativi più chiari di governare facendo esprimere la “pancia” del Paese. Il loro fallimento morale non può essere considerato solo come l’episodio di due o tre familiari disinvolti. Ma è la prova che la “pancia” non può governare niente.
II fango della Lega però finisce per colpire tutta la politica.
Infatti il vero problema è ridare prestigio e legittimità alle istituzioni e alla politica. In questo senso il governo Monti potrà aiutare. Perché il professore ha sostituito i politici?
No, perché sia il Presidente del Consiglio sia i partiti che lo sostengono stanno cercando di interpretare una nuova stagione di sobrietà e serietà. C’è da tornare a una politica che s’assuma anche il compito di indirizzare il futuro e la vita dei cittadini. Così facevano grandi partiti come Pci e Dc che mai hanno assecondato acriticamente la “pancia” del Paese.
È nostalgico?
No, ma penso che serva un profondo lavoro anche culturale perché il tarlo che s’è diffuso in questi anni non si cancellerà rapidamente. Il berlusconismo l’abbiamo chiuso pochi mesi fa e oggi pare che nessuno si ricordi delle Ruby o delle corna nelle foto o del degrado etico sparso a piene mani fuori e dentro le istituzioni. Ma quella stagione è durata 15 anni e col consenso di tantissimi italiani. S’è diffuso il decadimento della legalità, la tendenza a trovare scorciatoie a far prevalere l’interesse privato sul bene comune. Finché non rilanceremo una diversa idea dello Stato e dell’etica pubblica che superi questo decadimento non usciremo dalla palude.
Sono troppi i soldi che finiscono ai partiti?
Vanno ridotti e equiparati, così come i costi della politica, agli standard europei. Servono regole precise sulla trasparenza, sui controlli. Come mi pare stiano decidendo in Parlamento. Noi come Pd della Toscana del resto i bilanci li abbiamo online sul nostro sito: tutti li possono vedere e controllare. La metà di quel che abbiamo la giriamo ai territori per far vivere i circoli. Ecco, penso la riforma dovrà rendere obbligatorio che gran parte delle risorse siano destinate ai territori, perché politica vera e più sana sta nell’attività quotidiana fatta fra la gente. Ma il problema non è solo il finanziamento pubblico.
E quale sarebbe l’altro?
Il finanziamento privato. Il Consiglio d’Europa ha analizzato le diverse forme di finanziamento ai vari partiti europei. Il nostro sistema è quello meno trasparente. Siamo uno dei pochi Paesi che non prevede l’obbligo di pubblicità sotto i 50mila euro. Invece i finanziatori privati, anche per lottare contro la corruzione e l’invasione dell’interesse privato nella cosa pubblica, devono essere sempre noti e devono essere persone fisiche, non più società. Perché la gente quando elegge qualcuno deve sapere chi lo ha finanziato e per quanto.
È contrario all’abolizione del finanziamento pubblico?
Si, va rivisto e ridotto, ma va mantenuto. E va legato alla democrazia interna dei partiti. Perché i partiti del Capo che non fanno mai congressi, i cui dirigenti sono nominati dall’alto e non scelti dalla base, non sono veri partiti.
Difendere i partiti non è di moda.
Dove non ci sono partiti non c’è democrazia e questa oramai esplicita volontà di superare la politica sostituendola con l’oligarchia dei salotti non mi piace. Il figlio di un lavoratore delle acciaierie, come me, solo se esistono i partiti e la politica può avere la possibilità di ricoprire incarichi pubblici. La politica non può essere fatta solo da chi è ricco o sostenuto dai ricchi. È così in tutti i paesi democratici. La nostra generazione ha su di se’ la grande responsabilità di ridare nobiltà e legittimità alla politica e non credo che lo possa fare “surfando” sull’onda emotiva anti-politica.
Ma la sfiducia verso la politica è in costante aumento.
E lo sarà finché la politica non tornerà a incidere sul futuro delle persone. Quando sono stato in Usa ho visitato un importante centro di broker dove tre giovani a compravano e vendevano titoli di Stato. Il loro dito che batte sulla tastiera oggi è più influente sul nostro destino di qualsiasi decisione che può prendere un politico. Ecco perché il vero tema non è togliere di mezzo la politica, ma fare in modo che incida sulla vita reale delle persone e sul loro lavoro.

 

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12 Aprile 2012

Pd Pistoia, 139 lasciano partito. Manciulli: “Scelta sbagliata”

“Ritengo sbagliata la scelta di quei 139 nostri iscritti che hanno deciso di lasciare il Partito di Pistoia”.  Così il segretario regionale del Pd della Toscana Andrea Manciulli si esprime al riguardo del gruppo di iscritti che oggi hanno annunciato di non voler rinnovare la tessera al Pd di Pistoia polemizzando con i vertici del partito.  

“È sbagliato – dice Manciulli – in primo luogo perché avviene nel pieno della campagna elettorale, che dovrebbe vedere tutti, non soltanto gli iscritti ma anche i simpatizzanti, protesi e concentrati a vincere le elezioni del 6 e 7 maggio prossimi. Elezioni che sono importanti non solo per Pistoia ma per tutto il Paese. In secondo luogo perché lasciare un partito è un gesto estremo che non mi pare giustificato in questa circostanza: qualsiasi siano le ragioni che si portano, anche quando ve ne sono, vanno poste nei termini e nei momenti opportuni. È più giusto aprire una discussione all’interno del partito in una fase successiva al voto nelle sedi e negli organismi preposti. Decidere da subito di non affrontare questa discussione interna è sbagliato e invito quindi tutti quegli iscritti a ripensarci e impegnarsi in questa campagna elettorale per riservare le loro riflessioni alla fase che si aprirà in seguito, come si fa in tutti i partiti che si rispettino”.  

“Io – conclude Manciulli – sono sempre stato convinto che bisogna ascoltare le ragioni di tutti, ma questo è il momento dell’unità e non della divisione. Adesso c’è la campagna elettorale e occorre ritrovare l’impegno di tutti a partire da domani con la venuta del nostro segretario Bersani proprio a Pistoia”.

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Finanziamenti ai partiti, Sani: “Impedire che qualcuno si trovi la campagna elettorale pagata a sua insaputa. Norme drastiche sui finanziamenti pubblici, ma anche su quelli provenienti da privati”

«Se non ora, quando? Considerata l’imbarazzante vicenda del corrotto familismo leghista? Subito l’introduzione di controlli su come vengono spesi i finanziamenti pubblici ai partiti e di meccanismi trasparenti per i contributi erogati dai privati, ma parallelamente anche il provvedimento legislativo di contrasto alla corruzione con l’inasprimento delle pene». A chiederlo è l’onorevole Luca Sani, coordinatore della segreteria regionale del Pd della Toscana, che nel giorno in cui ricorre l’anniversario della scomparsa di Primo Levi, parafrasando una delle sue opere più note, entra nel merito del dibattito sulla trasparenza dei fondi destinati ai partiti.

«Da anni il Partito Democratico, l’unico ad avere i bilanci certificati da una società di revisione contabile – dice Sani – propone inascoltato una legge che dia riconoscimento giuridico ai partiti e li sottoponga a controlli rispetto alla gestione dei bilanci. Pierluigi Bersani ha ragione da vendere quando sottolinea che è dai tempi di Pericle che la Democrazia funziona con il sostegno pubblico per sottrarla all’arbitrio dei ricchi che potrebbero manovrarla.
Per questo, oggi più che mai, è il momento, insieme ad una normativa che introduca meccanismi di controllo sull’utilizzo dei rimborsi elettorali, di mettere sotto la lente d’ingrandimento anche i contributi dei privati, che costituiscono la forma di finanziamento alla politica meno trasparente e controllata. Tanto che per le donazioni fino a 50.000 euro non vige l’obbligo di rendere noto chi sia il sostenitore. Questa norma, infatti, impedisce oggettivamente di distinguere in modo chiaro il confine tra finanziamento legittimo e, se non proprio la corruzione, i possibili condizionamenti dell’azione di governo e delle scelte politiche. Pertanto va immediatamente cambiata, portando la soglia al di sopra della quale scatta l’obbligo di dichiarare l’identità del donatore almeno a 5.000 euro».

«Ad ogni modo, qualunque sia la soglia, ritengo che chi appartiene al Partito Democratico debba attenersi ad un codice di autoregolamentazione e dichiarare sempre da chi ha ricevuto qualsiasi finanziamento privato. Aldilà dei proclami, infatti, come avviene con la certificazione del bilancio del Pd, non c’è bisogno di un obbligo di legge per fare politica con trasparenza. Dico questo anche al fine di evitare che qualcuno si trovi la campagna elettorale interamente pagata a sua insaputa».

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