Nuovo assetto organizzativo Pd toscano. Esecutivo ristretto per questioni politiche generali e coordinamento responsabili tematici


1 agosto 2016 – Un esecutivo regionale ristretto per affrontare le questioni politiche generali e un coordinamento politico di responsabili tematici che si occuperanno dei rispettivi settori di lavoro, affiancando nelle scelte il segretario regionale e quelli territoriali.
È questa la nuova organizzazione del Pd regionale presentata oggi dal segretario Dario Parrini davanti all’assemblea del partito riunita a Pistoia.
Gli attuali componenti della segreteria che hanno una delega tematica restano tutti in carica e andranno a formare il coordinamento politico. Gli altri entreranno a far parte del nuovo esecutivo che vedrà come invitati permanenti figure istituzionali come il presidente della Regione Enrico Rossi e il presidente dell’Anci Toscana Matteo Biffoni.
“Gli organismi di vertice del Pd regionale, come è sempre stato dall’inizio del mio mandato, restano unitari e rappresentativi delle diverse aree interne al partito. Le modifiche odierne sul piano organizzativo permettono di dar seguito alla volontà di maggiore inclusività nella gestione delle singole vicende territoriali che avevo espresso in occasione dell’ultima direzione regionale” ha detto Parrini.
A Pistoia si è parlato anche del tema del referendum costituzionale dell’autunno prossimo. “Serve l’impegno di tutti – ha detto Parrini – e dobbiamo promuovere il protagonismo di associazioni e singoli esponenti della società civile che hanno capito l’importanza della riforma e che sono la dimostrazione di come essa serva, non al PD in sè, ma a far avanzare l’Italia nel suo complesso. Da questo punto di vista il Pd regionale opererà direttamente per rafforzare le capacità di lavoro delle singole federazioni”.
Il responsabile operativo della campagna regionale per il SI’ sarà Corrado Besozzi. Un gruppo di giovani volontari sarà a disposizione per potenziare l’attività organizzativa delle federazioni locali.
Su uno dei temi più attuali del momento, le infrastrutture, a partire da tav e termovalorizzatore, ha annunciato Parrini, “il 29 agosto, come annunciato nell’ultima direzione regionale, organizzeremo una giornata di approfondimento con gli eletti locali e nazionali, coordinata da Carmine Zappacosta, per fare il punto sullo stato di avanzamento delle singole opere. Il successivo approfondimento tematico, che sarà coordinato da Massimiliano Sonetti, sarà dedicato all’economia e al piano regionale di sviluppo”.
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ECCO I NOMI DEI COMPONENTI DEI DUE ORGANISMI PRESENTATI OGGI:
ESECUTIVO REGIONALE PD TOSCANA-
Dario Parrini, Antonio Mazzeo, Donato Montibello, Antonio Napolitano, Stefano Bruzzesi, Nicola Danti, Enrico Casini, Gianni Anselmi, Monia Monni, Filippo Fossati, Alessandro Giovannelli. Invitati permanenti: Enrico Rossi, Matteo Biffoni.
COORDINAMENTO POLITICO REGIONALE PD TOSCANA-
Corrado Besozzi, responsabile cultura e turismo
Patrizia Conti, responsabile commercio
Valentina Culicchi, responsabile agricoltura, caccia e pesca, sviluppo rurale
Raffaele Marras, segretario regionale Giovani Democratici
Maria Federica Giuliani, responsabile riforme istituzionali
Monica Giuntini, responsabile innovazione tecnologica
Bruna Dini, responsabile politiche di genere e ambientali
Stefania Magi, responsabile sanità, welfare e immigrazione
Simone Naldoni, responsabile finanza locale e semplificazione amministrativa
Riccardo Nocentini, responsabile politiche del lavoro, formazione, scuola e attuazione del programma
Rosanna Pugnalini, responsabile ricerca, università
Alessio Quintavalle, responsabile comunicazione
Massimiliano Sonetti, responsabile industria, artigianato, credito e cooperazione
Cristina Volpi, responsabile servizi pubblici locali
Carmine Zappacosta, responsabile infrastrutture, trasporti, urbanistica e energia
Serena Spinelli, responsabile legalità e integrazione
Festa regionale dell’Unità 2016 a Pistoia. Dal 15 luglio al 7 agosto “La Toscana che dice Sì” il titolo scelto. Chiusura con il ministro Boschi


Sarà Pistoia quest’anno ad ospitare la Festa regionale dell’Unità toscana. Dal 15 luglio al 7 agosto, ministri, sottosegretari, parlamentari, dirigenti, giunta regionale e amministratori locali saliranno sul palco della festa che si tiene in località Santomato e che sarà dedicata soprattutto ai temi del referendum costituzionale – a partire dal titolo “La Toscana che dice Sì” – e anche alla designazione di Pistoia a città capitale della cultura italiana 2017.
Alcune serate sono ancora in fase di definizione, ma sono già confermate le date dei ministri Maria Elena Boschi, a chiusura della festa il 7 agosto alle 21, Stefania Giannini (30 luglio), Dario Franceschini (4 agosto). Il segretario del Pd toscano Dario Parrini sarà a Santomato sabato 23 luglio, la vicesegretaria nazionale Debora Serracchiani il 6 agosto con il vicesegretario toscano Antonio Mazzeo e quello pistoiese Riccardo Trallori. Il presidente della Regione Enrico Rossi presenterà il suo libro il 20 luglio, il sindaco di Pistoia Samuele Bertinelli sarà intervistato il 21. Il sottosegretario Luca Lotti sarà alla festa il 2 agosto, Pierluigi Bersani il 25 luglio alle 18.30, Matteo Orfini il 5 agosto alle 21. In attesa di definizione le date dei ministri Martina, Orlando, Poletti.
Oltre ai dibattiti, diverse le iniziative previste.
Ogni sera sarà attivo uno spazio gestito dai consiglieri regionali per incontrare i cittadini e consegnare materiale informativo sulle attività della legislatura. Un infopoint sarà dedicato al referendum costituzionale.
A tutti gli esponenti politici che interverranno verrà chiesto di sottoscrivere un appello rivolto ai capi di stato e di governo europei per un’Europa che si mantenga luogo di scambio, pace e accoglienza e che non retroceda rispetto all’acquis di Schengen.
Quella di Santomato è una storica festa della Toscana, che ospita due spazi per dibattiti, due bar e tre aree ristorante interamente gestiti da volontari, una libreria con un programma di presentazioni e presenze di autori, uno spazio ballo e spettacoli e uno per concerti gestito da “Santomato Live”. Gli organizzatori hanno pensato anche alle famiglie. I genitori interessati a seguire i dibattiti potranno lasciare i bambini nello spazio allestito all’ingresso con animazione e due operatori fissi.
Tra le curiosità, la tombola serale in cui, ad estrarre i numeri, saranno sera per sera, un parlamentare o un sindaco e la tradizionale ruota gestita dai Giovani Democratici. E anche quest’anno la festa di Santomato organizza per la 43esima edizione la corsa ciclistica amatoriale più antica d’Italia.
La Festa sarà anche “social”. Saranno trasmessi in diretta i dibattiti, oltre a interviste sul tema del referendum tra il pubblico e dagli stand con i volontari e saranno raccolte dai social network domande da rivolgere agli esponenti politici presenti ogni sera. Infine è previsto il concorso fotografico #Inlibertàdemocratica, con la pubblicazione degli scatti della Festa e la premiazione ogni settimana di quello che avrà riscosso il maggior numero di “like”.
“Abbiamo avuto modo di conoscere la passione dei volontari di questa Festa e la sua lunga e bella storia. Il clima che si respira qui e nelle centinaia di Feste della nostra regione è motivo di orgoglio e anche un modello per la vita del partito e per noi che abbiamo l’onore e la responsabilità di esserne dirigenti. La politica, dai ministri agli amministratori, va nei territori, incontra i militanti e i cittadini nei loro paesi, nelle loro città. E un grande esempio è il lavoro che faranno ogni sera le centinaia di volontarie e volontari con l’unico obiettivo della buona riuscita delle feste, tutti uniti e tutti insieme, con dedizione e spirito di servizio. Anche noi, come loro, dobbiamo prenderci questo impegno: lavorare tutti insieme al di là delle peculiarità di ciascuno per migliorare i nostri territori, la nostra Toscana e la nostra Italia. Lo faremo a partire dal referendum di ottobre, per confermare una riforma che renderà lo Stato più moderno, l’approvazione delle leggi più veloce, che ridurrà i costi della politica tagliando poltrone, stipendi ed enti. Una riforma attesa e promessa da decenni e che adesso può davvero andare in porto” ha commentato questa mattina in conferenza stampa il segretario del PD toscano, Dario Parrini.
“La Festa dell’Unità toscana di quest’anno si staglia in una fase del Paese davvero importante e decisiva. Con il voto del referendum costituzionale, in autunno, l’Italia dimostrerà all’Europa e all’occidente se sarà finalmente capace di garantire la stabilità – faticosamente raggiunta grazie all’attuale Governo – e di autoriformarsi. Un passaggio non banale e tutt’altro che scontato, ma che richiede un impegno straordinario da parte di tutti i militanti del Partito Democratico e delle migliori forze della nostra società. Le iniziative ed i momenti di dibattito della Festa dovranno servire per spiegare nel merito la svolta reale che questa riforma rappresenta per l’intero Paese e, soprattutto, per le giovani generazioni e per quelle che dovranno ancora venire” ha aggiunto Riccardo Trallori, segretario provinciale del Pd di Pistoia.
“Il Circolo di Santomato è diventato ormai da anni il luogo della discussione politica, quest’anno siamo diventati Festa regionale e ringrazio il segretario Parrini, a nome di tutti, per aver accolto con coraggio la nostra proposta. Fare la festa PD regionale 2016 presso un Circolo è un segnale importante perché, oggi più che mai, occorre spostarsi nelle periferie per raggiungere più persone possibile, renderle partecipi delle scelte e del confronto che in una festa si rende possibile. Non ci sarà solo dibattito politico, ma anche eventi di vario tipo, che allieteranno le serate a Santomato, ed un’ottima cucina. Inoltre abbiamo pensato anche ad un’attività Social #inrete, proprio per lo scopo appena detto, quello della maggiore divulgazione dei contenuti e interazione con i cittadini. Tanti saranno i volontari anche quest’anno che si sono messi a disposizione e che occorre ringraziare” ha detto Marco Giacomelli, segretario del circolo Pd di Santomato e responsabile organizzazione della Festa.
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PROGRAMMA FESTA REGIONALE DELL’UNITA’ TOSCANA 2016
SANTOMATO, PISTOIA (15 LUGLIO – 7 AGOSTO) (in aggiornamento)
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| Ospiti | Titolo | |
| venerdì 15 luglio 2016 | Riccardo Nocentini, segreteria regionale Pd, Giacomo Mangoni, vicepresidente Provincia di Pistoia e coordinatore ANCI Giovani Toscana. Introduce e coordina Raffaele Marras, segretario regionale Giovani Democratici. ORE 21 | Presentazione del libro “Fare il Sindaco” di Riccardo Nocentini |
| domenica 17 luglio 2016 | Antonello Giacomelli, Sottosegretario dello Sviluppo Economico con delega alle comunicazioni ORE 21 | Internet, media e politica |
| lunedì 18 luglio 2016 | Andrea Manciulli, deputato PD e presidente Delegazione Italiana Assemblea Parlamentare NATO ORE 21 | Come sconfiggere il terrorismo jihadista in Europa e nel Mediterraneo |
| martedì 19 luglio 2016 | Eugenio Giani, presidente consiglio regionale Toscana, Massimiliano Irrati, arbitro, Marco Remaschi, assessore regionale ORE 21 | Valori in campo: una riflessione su sport, cultura e società |
| mercoledì 20 luglio 2016 | Enrico Rossi, presidente Regione Toscana ORE 21 | Presentazione del libro “Rivoluzione socialista” di Enrico Rossi |
| giovedì 21 luglio 2016 | Samuele Bertinelli, sindaco di Pistoia e Monica Barni, vicepresidente Regione Toscana ORE 21 | Pistoia capitale della cultura 2017 |
| venerdì 22 luglio 2016 | Andrea Alemanni, consigliere politico di Angelo Rughetti, sottosegretario alla pubblica amministrazione, Giacomo Bugliani, consigliere Pd presidente commissione affari istituzionali Regione Toscana, Vittorio Bugli, assessore regionale alla presidenza, riforme istituzionali e federalismo. ORE 21 | Dalla PA alla Costituzione: riforme per un’Italia più semplice |
| sabato 23 luglio 2016 | Matteo Biffoni, sindaco Prato e presidente Anci Toscana, Davide Galimberti, sindaco Varese ORE 18.15
Dario Parrini, segretario PD Toscana ORE 21 |
ORE 18.15: Il centrosinistra che sa creare il cambiamento, due esperienze a confronto: Varese e Prato.
ORE 21: La Toscana che dice sì: il Partito Democratico della Toscana e la sfida del referendum costituzionale. |
| domenica 24 luglio 2016 | Nicola Danti, eurodeputato, Donato Montibello, vicesegretario Pd Toscana, Silvia Velo, sottosegretario all’ambiente ORE 21 | L’Italia delle riforme e l’Europa delle paure: il vecchio continente dopo la brexit e il ruolo dell’Italia |
| lunedì 25 luglio 2016 | Pierluigi Bersani, deputato PD ORE 18.30 | Partito Democratico: ieri, oggi e domani |
| martedì 26 luglio 2016 | Simona Bonafè, eurodeputata, Leonardo Marras, capogruppo Pd Consiglio regionale, Federica Fratoni, assessore regionale ambiente e difesa del suolo. ORE 21 | Firenze-Bruxelles andata e ritorno. L’Europa delle regioni e la sfida delle riforme |
| mercoledì 27 luglio 2016 | Stefano Ciuoffo, assessore al turismo Regione Toscana, Gianni Anselmi, consigliere regionale Pd e presidente commissione sviluppo economico Toscana, Marco Niccolai, consigliere regionale PD. ORE 21 | Pistoia capitale della cultura 2017. Un’occasione per mettere in rete le città d’arte e le altre realtà territoriali, dal Tirreno all’Appennino |
| giovedì 28 luglio 2016 | Filippo Fossati, deputato Pd, Stefano Bruzzesi, responsabile enti locali Pd, Stefano Baccelli, consigliere regionale Toscana ORE 21 | Il Partito Democratico, la sinistra e le riforme. |
| venerdì 29 luglio 2016 | Enrico Morando, viceministro economia e finanze, Edoardo Fanucci, deputato Pd, vicepresidente commissione bilancio ORE 21 | Politiche di bilancio e politiche economiche: strumenti per la crescita nell’Italia delle riforme |
| domenica 31 luglio 2016 | Andrea Marcucci, senatore Pd, presidente VII commissione, Stefano Pizzorno, avvocato dello Stato. Introduce e coordina Enrico Casini, presidente assemblea Pd Toscana. ORE 21 | Riforma costituzionale alla prova del referendum. Quali vantaggi per il funzionamento dello Stato e per la vita dei cittadini? |
| lunedì 1 agosto 2016 | Maurizio Martina, ministro dell’agricoltura e Dario Parrini, segretario PD Toscana ORE 21. | La riforma costituzionale alla prova del referendum confermativo |
| mercoledì 3 agosto 2016 | Federico Gelli, deputato PD e responabilie sanità, Stefania Saccardi, assessore regionale alla salute, Stefano Scaramelli, presidente commissione sanità Regione Toscana ORE 21 | Sanità |
| giovedì 4 agosto 2016 | Dario Franceschini, ministro beni culturali e turismo ORE 21 | Si riparte… dal sapere! Politiche culturali per un’Italia che cresce |
| venerdì 5 agosto 2016 | Massimo Baldi, consigliere regionale PD, Caterina Bini, deputata Pd, Riccardo Trallori, segretario provinciale Pd Pistoia ORE 18.30—— Matteo Orfini, presidente PD, Lorenzo Guerini, vicesegretario PD e Rinaldo Vanni, presidente Provincia Pistoia. ORE 21 |
Verso il referendum costituzionale. Per un governo stabile, leggi più veloci in Parlamento, competenze di Stato e Regioni definite—-
Il nuovo Parlamento e il ruolo territori. Cosa cambia con la riforma costituzionale |
| sabato 6 agosto 2016 | Intervista a Debora Serracchiani, vicesegretaria PD, con Antonio Mazzeo, vicesegretario vicario Pd Toscana, Riccardo Trallori, segretario provinciale Pd Pistoia. ORE 21 | Partito Democratico oggi: ripartire dalle riforme per accompagnare il paese nel futuro |
| domenica 7 agosto 2016 | Maria Elena Boschi, ministro per le riforme e i rapporti con il Parlamento ORE 21 | L’Italia che dice sì. Riformare la Costituzione per rilanciare il paese |
Aggressione Rossi. Parrini: “Un atto violento in un luogo di libero scambio di opinioni”



29 luglio 2016 – “E’ estremamente grave l’aggressione messa in atto ieri sera ai danni di Enrico Rossi. Nelle nostre feste, dove protagonisti sono il dibattito sereno e lo scambio libero di opinioni aperto a tutti, ha fatto irruzione un atto violento che merita la più totale condanna da parte di tutte le persone animate dalla voglia di dialettica democratica. Al nostro presidente della Regione esprimiamo la solidarieta’ del Partito Democratico: è tutta la nostra comunità a sentirsi ferita da un gesto senza precedenti in Toscana, che ha colpito la massima autorità istituzionale della regione.
Il Pd non si lascerà condizionare dall’arroganza e dalla vilta’. Non si è fatto intimidire Enrico, che ha ripreso il dialogo con i cittadini subito dopo l’aggressione. Non si farà intimidire il PD che continuerà ad offrire nelle sue manifestazioni la massima possibilità di confronto tra idee anche diverse”.
Così Dario Parrini, segretario del PD della Toscana, commenta l’aggressione subita ieri sera da Enrico Rossi alla Festa dell’Unità di San Miniato.
Aggressione Rossi. Parrini: “Un atto violento in un luogo di libero scambio di opinioni”



29 luglio 2016 – “E’ estremamente grave l’aggressione messa in atto ieri sera ai danni di Enrico Rossi. Nelle nostre feste, dove protagonisti sono il dibattito sereno e lo scambio libero di opinioni aperto a tutti, ha fatto irruzione un atto violento che merita la più totale condanna da parte di tutte le persone animate dalla voglia di dialettica democratica. Al nostro presidente della Regione esprimiamo la solidarieta’ del Partito Democratico: è tutta la nostra comunità a sentirsi ferita da un gesto senza precedenti in Toscana, che ha colpito la massima autorità istituzionale della regione.
Il Pd non si lascerà condizionare dall’arroganza e dalla vilta’. Non si è fatto intimidire Enrico, che ha ripreso il dialogo con i cittadini subito dopo l’aggressione. Non si farà intimidire il PD che continuerà ad offrire nelle sue manifestazioni la massima possibilità di confronto tra idee anche diverse”.
Così Dario Parrini, segretario del PD della Toscana, commenta l’aggressione subita ieri sera da Enrico Rossi alla Festa dell’Unità di San Miniato.
Italicum. Intervista a Dario Parrini oggi sulla Stampa
25 luglio 2016 – “L’Italicum è una buona legge ma si può cambiare così”. Parrini, l’esperto di Renzi: collegi uninominali e premio di maggioranza solo se si supera il 50 percento. “Lo stretto rapporto tra eletto ed elettori nel collegio uninominale dà un alto grado di rappresentatività ed evita i fattori negativi della lotta per le preferenze”. Intervista di Carlo Bertini



Italicum. Intervista a Dario Parrini oggi sulla Stampa
25 luglio 2016 – “L’Italicum è una buona legge ma si può cambiare così”. Parrini, l’esperto di Renzi: collegi uninominali e premio di maggioranza solo se si supera il 50 percento. “Lo stretto rapporto tra eletto ed elettori nel collegio uninominale dà un alto grado di rappresentatività ed evita i fattori negativi della lotta per le preferenze”. Intervista di Carlo Bertini



Referendum costituzionale. Dalla Toscana oltre 50mila firme


12 luglio 2016 – E’ stata superata quota 50mila firme in Toscana per la richiesta del referendum confermativo della riforma costituzionale in programma in autunno. “I conteggi delle firme che abbiamo raccolto a livello regionale sono quasi ultimati – spiega Antonio Mazzeo, vicesegretario e responsabile organizzazione del Pd toscano -. In Toscana sono state superate ad ora le 50mila firme, una quota che sarà incrementata perchè stiamo ricevendo gli ultimi moduli dai territori e fino a giovedì possiamo ancora migliorare. Fa piacere essere riusciti ad andare oltre tutte le ultime previsioni. Nelle ultime settimane dirigenti, amministratori locali e militanti sono stati impegnati in un lavoro capillare di spiegazione dei contenuti innovativi della riforma costituzionale, con i banchini, nelle feste dell’Unità e soprattutto con il porta a porta, firma per firma. Diciamo grazie innanzitutto a loro. Una mobilitazione così intensa e prolungata ci ha dato anche l’opportunità di entrare in contatto con decine di migliaia di persone, per parlare della riforma, sciogliere dubbi, raccogliere suggerimenti e anche critiche. Adesso ci prepariamo alla sfida del referendum, ultima tappa verso l’entrata in vigore di una riforma attesa da decenni, essenziale per avere in Italia una politica più semplice stabile ed efficace, e quindi più in grado di attrarre investimenti e favorire la creazione di posti di lavoro“.
All’Universita’ Luiss, Dario Parrini interviene al seminario sui populismi europei. Il testo della relazione


23 giugno 2016 – Seminario “The Rise of Populist Parties in Italy and Germany”,
Roma giovedì 23 giugno 2016.
Organizzato dalla School of Government dell’Università Luiss Guido Carli e dalla Friedrich Ebert Stiftung.
RELAZIONE DELL’ON. DARIO PARRINI
Il mio scopo qui oggi è delineare i tratti tipici del populismo italiano.
L’analisi del populismo italiano permette di mettere in evidenza sia le sue specificità sia i punti in comune che esso ha con il populismo presente nel sistema partitico di altre grandi democrazie occidentali.
Cominciamo con le analogie. Ne elencherò quattro.
1. Il fatto che la crescita del populismo ha la sua radice più profonda nell’aumento delle disuguaglianze sociali e nell’allargamento dell’area dell’insicurezza economica e identitaria.
Questi fenomeni – che si sono verificati anche in Paesi come gli Usa, il Regno Unito e la Germania che negli ultimi anni hanno conosciuto un tasso di disoccupazione relativamente basso e un tasso di crescita del Pil relativamente robusto – risultano accentuati dall’eccezionale rapidità e pervasività del mutamento tecnologico e sono conseguenza dello sconvolgimento dei rapporti di forza economici a livello internazionale legato alla globalizzazione da un lato e dall’altro lato agli effetti che la Grande Recessione cominciata nel 2007-08 ha prodotto in tutte le principali economie del mondo occidentale.
Si tratta di problemi che sono stati aggravati dall’impennata dei flussi migratori, causata anch’essa dalla globalizzazione, e più recentemente dall’esplodere di conflitti militari in Africa e in Medio Oriente e dall’ingigantirsi delle minacce terroristiche connesse al fondamentalismo islamico.
I suddetti problemi sono stati affrontati con strumenti diversi, e con differente efficacia, negli Stati Uniti, nel Regno Unito e nell’Europa continentale.
In ogni caso non stati contrastati in maniera del tutto adeguata né negli Stati Uniti, né nel Regno Unito, né nell’Europa continentale.
A livello di Unione Europea (Ue), in particolare, non sono state messe in campo sufficienti azioni sovranazionali e federali di politica economica e sociale. In questo senso, l’Ue è andata incontro a un fallimento, non ha matenuto le promesse delle origini.
Il risultato di tutto ciò è stato il diffondersi a macchia d’olio, in larghi strati della popolazione, di sentimenti di rabbia sociale, di acuto risentimento, di dirompente rancore.
I sentimenti di rancore sociale appaiono particolarmente intensi in due settori della popolazione: l’insieme di coloro che vedono il proprio tenore di vita in netta riduzione, o a forte rischio di netta riduzione; l’insieme di coloro che, per lo più residenti nei grandi e medi centri urbani, vedono ridotte al lumicino le possibilità di inserirsi stabilmente nel mondo del lavoro e di salire nella scala sociale e dei redditi.
Per costoro, l’ascensore sociale non funziona più.
E se si muove, si muove in un’unica direzione: verso il basso.
Tra le principali vittime di questa crisi di lunga durata vi è il ceto medio, definito, solitamente, come il complesso di tutti coloro che possono dirsi ragionevolmente certi di riuscire a garantire a se stessi un presente sereno e una vecchiaia economicamente non preoccupante, e ai propri figli un avvenire decente.
Non vi è dubbio che il ceto medio, così definito, si è ovunque contratto, frammentato e impoverito.
2. Il fatto che i suddetti problemi sono in misura crescente attribuiti, da una parte estesa della cittadinanza, al cosiddetto «establishment», ovvero la ristretta minoranza composta da tutti coloro che nel campo della politica, della società e dell’economia vengono genericamente e semplicisticamente descritti come detentori di un potere eccessivo e di ingiustificati privilegi.
Ai portatori di rancore sociale i populisti offrono un capro espiatorio, un bersaglio facilmente focalizzabile contro il quale sfogare ire e risentimenti di ogni sorta.
L’establishment viene presentato dai populisti come una realtà nella quale imperversano organizzazioni pubbliche e private irrimidiabilmente putride.
Una realtà in cui dominano, a danno del popolo, trame oscure, scandali, abusi di potere.
3. La tendenza a proporre, come soluzione ai problemi economico-sociali, una politica di chiusura: così si spiega il fatto che i movimenti populistici sono tutti contrari a una politica di apertura delle frontiere, alla partecipazione ad organismi internazionali come l’Ue o la NATO, a realtà sovranazionali come l’euro, alla sottoscrizione di accordi internazionali come il Ttip ecc.
4. Il fatto che la palese demagogicità e inattuabilità delle proposte dei populisti non ostacola, al momento, la loro corsa elettorale. I populisti non sono interessati a proporre scelte di governo realizzabili. Non hanno interesse a proporre una politica positiva. A loro basta indicare ogni giorno un nuovo bersaglio contro cui indirizzare la rabbia sociale. I populisti credono nel potere catartico della distruzione. Il loro motto è: “l’importante è distruggere, perché un cumulo di macerie è comunque più sano delle schifezze che ci circondano”.
Si potrebbe osservare, un po’ fatalisticamente, che col tempo la forza di attrazione di questi programmi inattendibili si esaurirà da sola. In tal caso la più efficace strategia antipopulistica consisterebbe nel saper pazientemente attendere che il tempo faccia il suo corso.
I fautori della tesi dell’autoesaurimento del populismo credono che le ricette illusorie appariranno rapidamente per quel che sono se i partiti populisti saranno chiamati a metterle concretamente alla prova.
Nemmeno il M5S, secondo questi studiosi, riuscirebbe a sfuggire alla «regola della delusione» enunciata di recente dal politologo francese Yves Mény: una regola in base alla quale, in tempi turbolenti e di trasformazione come i nostri, chi governa viene quasi sempre punito nelle elezioni successive, o perché ha promesso troppo, o perché l’elettorato si attende troppo, cioè assai di più di ciò che è effettivamente possibile realizzare.
Questa tesi ha un suo fascino. Ma si porta dietro un rischio: secondo la maggior parte degli osservatori e dei protagonisti delle vicende politiche, il tempo per fare esperimenti del genere non c’è.
Inoltre gli esperimenti stessi potrebbero creare guasti irrimediabili. Le possibilità di rivalsa potrebbero arrivare troppo tardi.
Il populismo italiano ha, oltre a questi quattro ingredienti comuni ai populismi di ogni Paese, ingredienti del tutto suoi propri, specifici.
Primo ingrediente specifico del populismo italiano è la sua duplicità, o dualità: infatti in Italia il populismo si manifesta sia sotto forma di partiti, come la Lega Nord (Ln) o Fratelli d’Italia (Fdi), facilmente collocabili nell’estremo di destra o di sinistra dello spettro politico, sia sotto le bandiere di un movimento che appare del tutto trasversale agli orientamenti ideologici classici.
Questo è il caso del M5S.
Il M5S – caratterizzato da uno spiccato spirito anti-élites, anti-sistema, anti-establishment, anti-casta – mescola nella propria narrazione, che è allo stesso tempo qualcosa di più e di meno di un programma, elementi eterogenei: a) elementi di sinistra radicale (ambientalismo spinto, pacifismo indiscriminato, avversione alle grandi opere); b) elementi di destra (xenofobia, violenza verbale, mancanza di democrazia interna, intolleranza);
c) elementi propri tanto della destra radicale quanto della sinistra radicale, come il protezionismo in politica economica, l’isolazionismo in politica estera, l’antieuropeismo nella politica internazionale, uno story-telling manettaro e strumentale contro scandali, corruzione e privilegi veri o presunti.
La trasversalità del M5S, che è a tutti gli effetti un partito-arcobaleno, emerge anche dall’analisi del background dei suoi dirigenti principali: nel suo gruppo di vertice prevalgono i leaders provenienti dalla destra o dall’estrema destra; ma non sono pochi i parlamentari provenienti da mondi dell’estrema sinistra come quello dei centri sociali o quello dell’antagonismo vagamente terzomondista e antiglobalista.
In ragione di queste peculiarità, il M5S è, al momento, un catch-all party, capace – finché lo zapping elettorale non gli giocherà contro, e finché i suoi bluff non saranno pienamente smascherati su vasta scala – di mietere seconde preferenze più di ogni altro partito.
Diversamente dagli altri partiti populisti italiani, come la Lega Nord e Fdi, il M5S è integralista sul terreno coalizionale: in ossequio alla propria narrazione, secondo la quale tutti gli altri partiti sono inguaribilmente infetti, il M5S rifiuta infatti categoricamente ogni alleanza, tanto in sede parlamentare quanto negli enti locali.
Il M5S può muoversi con grande disinvoltura perché non è riducibile alle etichettature ideologiche classiche.
Dispone, perciò, di margini di manovra molto ampi: a livello nazionale può fare intese – si badi bene, intese effimere e occasionali, non alleanze stabili – con la sinistra radicale contro la costruzione di un termovalorizzatore o di una galleria, o contro l’euro, o contro le missioni militari all’estero; e con la destra per sconfiggere un candidato sindaco del Pd.
A livello europeo può strizzare l’occhio a Viktor Orbán e a Nigel Farage e contemporaneamente simpatizzare per Podemos.
Può fare tutto questo senza dover temere accuse di incoerenza. In fondo, almeno in un primo momento, chi vota per un movimento populista pretende, da colui al quale conferisce il suo voto, tutto fuorché la coerenza, tutto fuorché la mancanza di contraddizioni.
Chi vota i partiti populisti è mosso dalla rabbia e/o da un’indistinta e prepotente voglia di cambiamento.
Il M5S cavalca alla perfezione le correnti iconoclastiche che attraversano la società italiana.
La maggior parte di chi vota i pentastellati non dà un voto costruttivo.
Dà un voto distruttivo, negativo.
Va da sé che, di questi tempi, attrarre un voto «contro» qualcosa o qualcuno è assai più facile che mobilitare un voto «per» qualcosa o qualcuno.
Per tali motivi il M5S appare dotato di un potenziale di espansione elettorale che sembra fuori dalla portata sia dell’altra faccia del populismo italiano (quello lepenista di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni), sia di tutti i populismi affermatisi nelle altre grandi democrazie occidentali: Podemos probabilmente sorpasserà il Psoe e uscirà dalle elezioni di domenica prossima in Spagna con lo status di secondo partito.
Ma Podemos rappresenta chiaramente un populismo di sinistra, non un populismo indifferenziato.
E quindi il suo potenziale elettorale non sarà mai tanto ampio quanto quello del M5S.
L’Ukip nel Regno Unito, e Alternativa per la Germania (Apg) in Germania, sembrano poter contare su di un potenziale di espansione oggettivamente più limitato, perché presentano una forte e netta connotazione di destra, improntata al nazionalismo e alla xenofobia.
Lo stesso si può dire del Fronte Nazionale (Fn) francese. Secondo tutti i sondaggi disponibili, il Fn ha grandi probabilità di arrivare al secondo turno delle prossime presidenziali ma non ha nessuna probabilità di vincerle, proprio perché la sua capacità di raccogliere seconde preferenze nel ballottaggio è assai inferiore a quella che attualmente pare avere il M5S.
Anche Trump, che ha conquistato la nomination presidenziale dei repubblicani dichiarando guerra all’l’establishment del GOP, appare privo di una capacità di attrazione estesamente trasversale: in più di un’occasione ha ribadito di considerarsi un conservatore puro. Nella sua proposta politica la fanno da padrone parole d’ordine tipiche della destra: il nazionalismo, l’isolazionismo, il protezionismo, una violenta retorica anti-immigrati.
Io sono convinto che la crescente forza dei populismi sia il sintomo di una grave malattia sociale.
Per questo penso che i populismi siano, per le democrazie occidentali, un serio pericolo.
Penso anche che non siano un pericolo facilmente battibile.
Possono essere permanentemente ridimensionati solo se i partiti tradizionali, e principalmente quelli progressisti, riusciranno da una parte a condurre un’efficace opera di smascheramento dei bluff programmatici su cui tutti i populismi si reggono, e dall’altro a mettere in campo, in primo luogo a livello sovranazionale, nuovi strumenti politici e istituzionali in grado di combattere, assai più efficacemente di quanto non sia avvenuto fino ad oggi, le disuguaglianze, la disoccupazione, la sottoccupazione, l’ingiustizia economica e sociale.
La speranza di prosciugare i populismi passa certamente da una radicale moralizzazione della vita pubblica e da una lotta senza quartiere alla corruzione e agli abusi di potere.
Ma più di ogni altra cosa conterà la capacità di ridurre l’area del disagio sociale e dell’insicurezza economica e identitaria.
Questa seconda impresa può avere successo solo se i partiti tradizionali, e in particolare quelli di centrosinistra, faranno un salto di qualità, dimostrandosi modernamente capaci, senza nostalgie fuori luogo, e con mezzi adeguati ai tempi in cui viviamo, di occuparsi con pari forza sia dei meriti che dei bisogni; di rappresentare contemporaneamente chi ce la fa e investe e rischia, e chi non invece non ce la fa; le parti più dinamiche e intraprendenti della società e gli strati di popolazione che maggiormente soffrono le conseguenze della crisi economica.
Specialmente in Italia, si può battere un catch-all party anti-sistema come il M5S solo costruendo nel centrosinistra un catch-all party che sia più forte del M5S non solo nel primo turno ma anche in un eventuale ballottaggio. Un partito in grado di conquistare consensi in pari misura a sinistra e presso l’elettorato moderato, mediano, fluttuante.
Non riuscirebbe a conseguire questo risultato un partito che pensasse a coprirsi e a rafforzarsi solo a sinistra o solo al centro. Servono la doppia copertura e il doppio rafforzamento.
Debbo infine segnalare che non condivido affatto l’idea, sostenuta più o meno esplicitamente anche da alcuni politici del centrosinistra italiano, che per sconfiggere i populismi si debba ricorrere a un sistema elettorale sostanzialmente proporzionale che impedisca loro di arrivare al governo.
Questa sarebbe una scorciatoia politicista, che avrebbe più svantaggi che vantaggi.
Un metodo proporzionale di conversione dei voti in seggi minimizza certamente le possibilità del più grande partito populista italiano di andare al governo a seguito di una vittoria elettorale.
La minimizza perché, con un sistema di voto proporzionale, un partito come il M5S, non essendo disposto a fare alcuna alleanza, potrebbe insediarsi al governo solo nella irrealistica eventualità che riuscisse a raccogliere il 50% più uno dei voti validi nel primo e unico turno elettorale.
Ma è del pari vero che un sistema proporzionale minimizza anche la possibilità di avere governi stabili e omogenei, perché espropria i cittadini del diritto di scegliere, votando, non solo chi dovrà rappresentarli, ma anche chi dovrà governarli.
Come insegna il caso spagnolo, in presenza di un sistema partitico tripolare o quadripolare, un regime elettorale proporzionale produce o equilibri di paralisi e immobilismo, conditi da un susseguirsi di elezioni non decidenti, o grandi coalizioni disomogenee e incoerenti, incapaci di progettare e realizzare politiche e riforme di lungo periodo e di largo respiro.
Le grandi coalizioni, che in Italia chiamiamo anche «governi di larghe intese», possono a prima vista sembrare un antidoto contro il populismo, al quale sbarrano le porte del governo.
Ma lo sarebbero solo nel breve periodo. Nel lungo periodo non farebbero che rafforzarlo.
DARIO PARRINI


