Parrini: “Sel contro la maggioranza in Toscana, un pezzo di Pd contro il governo a Roma: due esempi di sinistra irresponsabile”


Lo scrive su Facebook il deputato e segretario del Pd della Toscana, Dario Parrini, commentando due fatti politici avvenuti nella giornata di ieri: il voto di SEL contro il bilancio e la finanziaria regionale in Toscana e il voto contrario al governo a Roma di un gruppo di deputati del PD in commissione affari costituzionali alla Camera.
Direzione nazionale PD – 1 dicembre 2014. Intervento di Dario Parrini





QUI IL VIDEO DELL’INTERVENTO:
http://www.youdem.tv/doc/273979/direzione-pd-intervento-di-dario-parrini.htm
Direzione nazionale PD – 1 dicembre 2014. Intervento di Dario Parrini





QUI IL VIDEO DELL’INTERVENTO:
http://www.youdem.tv/doc/273979/direzione-pd-intervento-di-dario-parrini.htm
Parrini boccia Modica e promuove il Rossi-bis. Intervista al Tirreno – 1 dicembre 2014
1 dicembre 2014 – QUI LA PAGINA DELL’INTERVISTA
“Le Regioni da 20 a dodici”. Intervista a Dario Parrini sul “Tirreno” – 28 novembre 2014
28 novembre 2014 – FIRENZE «Dopo le riforme istituzionali che il governo sta realizzando, in una seconda fase bisogna anche pensare a ridurre le regioni. Già questo sta succedendo nei paesi europei più evoluti come Francia e Germania. In Italia occorre passare da 21 a 12 regioni». E’ quanto propone il segretario regionale Dario Parrini, che ha sottoscritto la proposta di legge del veltroniano Morassut.
Perché questo dimezzamento?«Le ragioni sono almeno due».
La prima. «Ovviamente ridurre le regioni significa grandi risparmi. Una razionalizzazione delle spese».
La seconda? «Molte delle nostre regioni sono piccole per interfacciarsi con l’Europa. Basti dire che una volta l’Europa era composta da 6 Paesi e aveva sui 200 milioni di abitanti. Oggi sono 28 i Paesi e mezzo miliardi gli abitanti. Pertanto occorrono regioni più grandi».
Tipo? «Una regione dovrebbe avere almeno 2 milioni di abitanti».
La Toscana allora è a posto? «Sì, l’idea è quella di aggregare alla nostra regione anche l’Umbria e forse l’alto Lazio».
La razionalizzazione delle funzioni delle Regioni fa già parte della riforma costituzionale approvata in prima lettura dal Senato. «Sì, e questo treno deve andare avanti. Ma, mentre siamo impegnati a stabilizzare questo primo importante risultato, credo che dovremo cominciare a interrogarci seriamente su un punto già oggetto di dibattito in questi mesi in Francia: il numero delle Regioni».
Come si comportano in Francia? «Il premier Valls ha proposto di passare da 22 regioni a 13 per dare loro dimensioni europee e capacità di elaborare strategie di sviluppo vere e su ampia scala. Questa è una riforma di medio periodo ma fondamentale, e nel nostro programma per le prossime elezioni regionali ci sarà un capitolo dedicato a questo tema».
Intanto lei ha firmato la proposta di legge di Morassut. «Penso che la riforma sia possibile e anche in tempi abbastanza rapidi».
Reazioni? «Per ora positive. A cominciare dal presidente della regione Toscana Enrico Rossi. Ora la parola al parlamento». (m.L.)
“Le Regioni da 20 a dodici”. Intervista a Dario Parrini sul “Tirreno” – 28 novembre 2014
28 novembre 2014 – FIRENZE «Dopo le riforme istituzionali che il governo sta realizzando, in una seconda fase bisogna anche pensare a ridurre le regioni. Già questo sta succedendo nei paesi europei più evoluti come Francia e Germania. In Italia occorre passare da 21 a 12 regioni». E’ quanto propone il segretario regionale Dario Parrini, che ha sottoscritto la proposta di legge del veltroniano Morassut.
Perché questo dimezzamento?«Le ragioni sono almeno due».
La prima. «Ovviamente ridurre le regioni significa grandi risparmi. Una razionalizzazione delle spese».
La seconda? «Molte delle nostre regioni sono piccole per interfacciarsi con l’Europa. Basti dire che una volta l’Europa era composta da 6 Paesi e aveva sui 200 milioni di abitanti. Oggi sono 28 i Paesi e mezzo miliardi gli abitanti. Pertanto occorrono regioni più grandi».
Tipo? «Una regione dovrebbe avere almeno 2 milioni di abitanti».
La Toscana allora è a posto? «Sì, l’idea è quella di aggregare alla nostra regione anche l’Umbria e forse l’alto Lazio».
La razionalizzazione delle funzioni delle Regioni fa già parte della riforma costituzionale approvata in prima lettura dal Senato. «Sì, e questo treno deve andare avanti. Ma, mentre siamo impegnati a stabilizzare questo primo importante risultato, credo che dovremo cominciare a interrogarci seriamente su un punto già oggetto di dibattito in questi mesi in Francia: il numero delle Regioni».
Come si comportano in Francia? «Il premier Valls ha proposto di passare da 22 regioni a 13 per dare loro dimensioni europee e capacità di elaborare strategie di sviluppo vere e su ampia scala. Questa è una riforma di medio periodo ma fondamentale, e nel nostro programma per le prossime elezioni regionali ci sarà un capitolo dedicato a questo tema».
Intanto lei ha firmato la proposta di legge di Morassut. «Penso che la riforma sia possibile e anche in tempi abbastanza rapidi».
Reazioni? «Per ora positive. A cominciare dal presidente della regione Toscana Enrico Rossi. Ora la parola al parlamento». (m.L.)
“Ora Rossi ascolti il suo partito”, Intervista a Dario Parrini sul Corriere Fiorentino di sabato 22 novembre



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Dario Parrini, segretario del Pd toscano: dopo il duro scontro tra il governatore Enrico Rossi e la sinistra del partito su come affrontare i tagli al sistema sanitario regionale, la riforma proposta da Rossi cambierà?
«E una scelta coraggiosa e giusta quella di accorpare le Asl e di far fronte alle riduzioni di trasferimenti previsti nella legge di stabilità non aumentando le tasse, come hanno fatto altre Regioni, ma operando una riorganizzazione di estesa portata dei servizi, della spesa pubblica, della struttura dirigenziale. Si tratta di una svolta che sta nel solco della migliore tradizione riformista toscana. E un merito di Rossi».
Però…
«Però non possiamo rischiare che errori di metodo indeboliscano il risultato finale. E essenziale una grande capacità di ascolto: degli assessori e dei consiglieri regionali, degli amministratori locali e della società civile, dei territori, di tutti coloro che certo non vogliono frenare il cambiamento, ma aumentarne l’efficacia e l’equità».
Anche molti sindaci, che a stragrande maggioranza in Toscana sono del Pd, hanno espresso dubbi.
«Se sul ruolo dei sindaci nella costruzione delle scelte e sul futuro dell’integrazione sociosanitaria persistono dei timori, di questi timori bisogna tener conto».
Quindi uno stop al governatore?
«Tutt’altro. Ma dato che si è diffusa la sensazione che nel definire le tappe della riforma sanitaria sia mancato un confronto sufficientemente inclusivo, auspico che Rossi ponga in essere da subito atti utili a fugare ogni fraintendimento».
Altrimenti?
«Su questo fronte Rossi avrà tutto l’appoggio del Pd toscano, che del confronto non ha paura perché ha di questa pratica una concezione molto limpida: serve a decidere in tempi certi e prefissati senza dare a nessuno potere di veto».
Il problema però non è solo sulla sanità: la parte del Pd più attenta alle richieste dei progetti dei Comuni e a quelle delle associazioni di categoria ha chiesto un ripensamento sul Piano paesaggistico.
«Le osservazioni al Pit saranno esaminate in vista del secondo e definitivo voto del Consiglio. Di leggi anti-consumo di suolo c’è un bisogno sacrosanto. Ma queste finalità sono conseguibili anche con norme semplici, non inutilmente invasive e vincolistiche. Per il Pd la buona urbanistica è tale non solo se rispetta l’ambiente ma anche se riduce il peso della burocrazia e dell’incertezza tagliando tempi, costi e opacità delle procedure. Che si è favorevoli a incentivare al massimo gli investimenti delle imprese e la creazione di posti di lavoro dovremo dimostrarlo anche in sede di approvazione finale del Piano paesaggistico».
Due richiami sono un avvertimento?
«Sono suggerimenti di un tifoso delle riforme: mi auguro abbiano successo e siano portate in fondo in tempi brevi».
Ma con due nodi così intricati ancora aperti, è sicuro che non si andrà a primarie per la scelta del candidato del Pd alle prossime elezioni, come chiedono i civatiani?
«Sono sicuro che Rossi goda oggi di un grandissimo consenso e che per la sua ricandidatura si sono pronunciati, oltre al sottoscritto, in tanti a partire, dal segretario nazionale Renzi. È l’unica cosa di cui posso aggi essere sicuro».
Farete di nuovo l’alleanza a sinistra o, come si parla in diverse altre Regioni al voto nel 2015, guarderete verso Ncd?
«Mai più alleanze a prescindere: saranno determinate dai programmi. I terreni decisivi sono la modernizzazione del sistema infrastrutturale e dei servizi pubblici locali, le politiche del lavoro con l’obiettivo di fare della nostra regione la realtà apripista nell’applicazione del Jobs act, le politiche sociali e di sostegno alle imprese tramite la lotta a burocrazia e tasse. Non sarà possibile alcuna alleanza senza intese forti e vere su questi punti».
Marzio Fatucchi
“Ora Rossi ascolti il suo partito”, Intervista a Dario Parrini sul Corriere Fiorentino di sabato 22 novembre



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Dario Parrini, segretario del Pd toscano: dopo il duro scontro tra il governatore Enrico Rossi e la sinistra del partito su come affrontare i tagli al sistema sanitario regionale, la riforma proposta da Rossi cambierà?
«E una scelta coraggiosa e giusta quella di accorpare le Asl e di far fronte alle riduzioni di trasferimenti previsti nella legge di stabilità non aumentando le tasse, come hanno fatto altre Regioni, ma operando una riorganizzazione di estesa portata dei servizi, della spesa pubblica, della struttura dirigenziale. Si tratta di una svolta che sta nel solco della migliore tradizione riformista toscana. E un merito di Rossi».
Però…
«Però non possiamo rischiare che errori di metodo indeboliscano il risultato finale. E essenziale una grande capacità di ascolto: degli assessori e dei consiglieri regionali, degli amministratori locali e della società civile, dei territori, di tutti coloro che certo non vogliono frenare il cambiamento, ma aumentarne l’efficacia e l’equità».
Anche molti sindaci, che a stragrande maggioranza in Toscana sono del Pd, hanno espresso dubbi.
«Se sul ruolo dei sindaci nella costruzione delle scelte e sul futuro dell’integrazione sociosanitaria persistono dei timori, di questi timori bisogna tener conto».
Quindi uno stop al governatore?
«Tutt’altro. Ma dato che si è diffusa la sensazione che nel definire le tappe della riforma sanitaria sia mancato un confronto sufficientemente inclusivo, auspico che Rossi ponga in essere da subito atti utili a fugare ogni fraintendimento».
Altrimenti?
«Su questo fronte Rossi avrà tutto l’appoggio del Pd toscano, che del confronto non ha paura perché ha di questa pratica una concezione molto limpida: serve a decidere in tempi certi e prefissati senza dare a nessuno potere di veto».
Il problema però non è solo sulla sanità: la parte del Pd più attenta alle richieste dei progetti dei Comuni e a quelle delle associazioni di categoria ha chiesto un ripensamento sul Piano paesaggistico.
«Le osservazioni al Pit saranno esaminate in vista del secondo e definitivo voto del Consiglio. Di leggi anti-consumo di suolo c’è un bisogno sacrosanto. Ma queste finalità sono conseguibili anche con norme semplici, non inutilmente invasive e vincolistiche. Per il Pd la buona urbanistica è tale non solo se rispetta l’ambiente ma anche se riduce il peso della burocrazia e dell’incertezza tagliando tempi, costi e opacità delle procedure. Che si è favorevoli a incentivare al massimo gli investimenti delle imprese e la creazione di posti di lavoro dovremo dimostrarlo anche in sede di approvazione finale del Piano paesaggistico».
Due richiami sono un avvertimento?
«Sono suggerimenti di un tifoso delle riforme: mi auguro abbiano successo e siano portate in fondo in tempi brevi».
Ma con due nodi così intricati ancora aperti, è sicuro che non si andrà a primarie per la scelta del candidato del Pd alle prossime elezioni, come chiedono i civatiani?
«Sono sicuro che Rossi goda oggi di un grandissimo consenso e che per la sua ricandidatura si sono pronunciati, oltre al sottoscritto, in tanti a partire, dal segretario nazionale Renzi. È l’unica cosa di cui posso aggi essere sicuro».
Farete di nuovo l’alleanza a sinistra o, come si parla in diverse altre Regioni al voto nel 2015, guarderete verso Ncd?
«Mai più alleanze a prescindere: saranno determinate dai programmi. I terreni decisivi sono la modernizzazione del sistema infrastrutturale e dei servizi pubblici locali, le politiche del lavoro con l’obiettivo di fare della nostra regione la realtà apripista nell’applicazione del Jobs act, le politiche sociali e di sostegno alle imprese tramite la lotta a burocrazia e tasse. Non sarà possibile alcuna alleanza senza intese forti e vere su questi punti».
Marzio Fatucchi
Parrini: “Per me Rossi merita ricandidatura. Ma sua disponibilità a primarie gli fa onore. Se candidati alternativi avranno firme le faremo”


Tuttavia le dichiarazioni con cui domenica il nostro Presidente si è detto disponibile a sottoporsi alle primarie rappresentano un gesto nobile e un atto di generosità politica il cui valore è da sottolineare con forza.
Rossi non era tenuto a dare tale disponibilità e ciò nonostante l’ha data. Questo gli fa onore e cambia la situazione.
Se eventuali candidati alternativi al presidente uscente raggiungeranno il quorum di adesioni previsto dall’articolo 18.5 del nostro Statuto, il Pd toscano organizzerà a inizio 2015 le primarie di partito per scegliere il suo candidato a presidente nelle prossime elezioni regionali.
L’assemblea regionale del Pd del 12 e 13 dicembre avvierà la riflessione sul programma coinvolgendo tutti i nostri sindaci e segretari di circolo e voterà su tempi e modi della raccolta firme e delle eventuali primarie”.
Lo dice il segretario del PD toscano, Dario Parrini, in merito al percorso del PD per il candidato presidente della Regione Toscana alle elezioni 2015.

