Toscana Pride, Manciulli: “Il dibattito sui diritti è da affrontare. La manifestazione di Viareggio stimolo a politica e istituzioni”
“C’e’ un’esigenza sentita nella società di affrontare la questione dei diritti per chi decide di condividere il proprio percorso di vita con persone dello stesso sesso.
Manifestazioni come il Pride che si terrà a Viareggio il 7 luglio sono un richiamo alla politica e alle istituzioni per affrontare questo dibattito e dare delle risposte. Io aderisco perché credo che non si possa non considerare questa esigenza, insieme a quella della difesa dalla discriminazione che a volte sfocia anche in atteggiamenti odiosi o addirittura violenti.
C’è un percorso culturale da fare e l’impegno e’ quello di farlo tutti insieme affinché possano essere introdotte anche in Italia delle forme giuridiche che permettano delle tutele fino ad adesso assenti per chi pone da tanti anni il problema”.
Così il segretario regionale del Pd Toscana Andrea Manciulli interviene in occasione del ‘Toscana Pride’ che si terrà a Viareggio sabato prossimo 7 luglio.
Toscana Pride, l’adesione dei Giovani Democratici: “Il 7 luglio una bandiera rainbow su ogni municipio
“I Giovani Democratici della Toscana aderiscono al Toscana Pride di Viareggio del prossimo 7 luglio, aderiamo perchè non possiamo più aspettare: il tempo dei diritti è adesso. E dal momento che esserci non basta proporremo attraverso i nostri eletti negli enti locali delle mozioni nei consigli comunali e provinciali per accompagnare la nostra battaglia per i diritti che riteniamo debbano essere per tutti”. Così il segretario regionale dei Giovani Democratici Andrea Giorgio annuncia l’adesione dei GD toscani al Pride LGBT che si terrà sabato a Viareggio.
“Inoltre chiediamo – aggiunge Dinora Mambrini, responsabile Diritti civili dei Gd – a tutte le istituzioni della Toscana di essere presenti o di dare un segnale esponendo il 7 luglio la bandiera rainbow nelle sedi di Comuni, delle Province e della Regione. Per dare un segno di solidarietà e di condivisione di questa battaglia, con l’impegno a non tenerla chiusa in una bella giornata di luglio ma di darle forza e concretezza con atti di governo”.
“Siamo sempre stati impegnati su questi temi – ricorda Andrea Giorgio –, e rifiutiamo la logica delle priorità, un tentativo strumentale di accantonare la questione. Chi oggi si candida a guidare l’Italia deve inaugurare la primavera dei diritti: politici, sociali e civili. Per questo abbiamo portato nel 2010 la prima festa nazionale dei Giovani Democratici a Torre del Lago, luogo simbolo della comunità LGBT, dando sostengo e forza alla proposta di legge contro l’omofobia, promuovendo la discussione sui diritti civili nel partito e nella società, anche quando sembrava eretica. La Toscana è stata la prima regione a varare una legge contro le discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere, ed è qui concentrato il maggior numero di Registri delle unioni civili. La loro approvazione ha, sì, rappresentato spesso un momento importante di crescita della comunità cittadina, ma spesso questi registri sono rimasti solo un atto simbolico. Per questo lavoreremo, affinché abbiano davvero sostanza, cioè garantiscano alle coppie che vi si iscrivono diritti sul fronte della sanità, del welfare, dell’accesso alla pubblica amministrazione o di altri servizi comunali. Gli enti locali giocano infatti un ruolo fondamentale sul welfare dei loro cittadini: è dai nostri comuni che possiamo cominciare a dare delle risposte, seppur parziali, all’assenza di un quadro normativo nazionale in materia. Con la nostra presenza il 7 luglio a Viareggio – conclude Giorgio – vogliamo riaffermare l’importanza di questa battaglia politica e culturale”.
A questo link il documento dei Giovani democratici della Toscana di adesione alla manifestazione
Toscana Pride, l’adesione dei Giovani Democratici: “Il 7 luglio una bandiera rainbow su ogni municipio
“I Giovani Democratici della Toscana aderiscono al Toscana Pride di Viareggio del prossimo 7 luglio, aderiamo perchè non possiamo più aspettare: il tempo dei diritti è adesso. E dal momento che esserci non basta proporremo attraverso i nostri eletti negli enti locali delle mozioni nei consigli comunali e provinciali per accompagnare la nostra battaglia per i diritti che riteniamo debbano essere per tutti”. Così il segretario regionale dei Giovani Democratici Andrea Giorgio annuncia l’adesione dei GD toscani al Pride LGBT che si terrà sabato a Viareggio.
“Inoltre chiediamo – aggiunge Dinora Mambrini, responsabile Diritti civili dei Gd – a tutte le istituzioni della Toscana di essere presenti o di dare un segnale esponendo il 7 luglio la bandiera rainbow nelle sedi di Comuni, delle Province e della Regione. Per dare un segno di solidarietà e di condivisione di questa battaglia, con l’impegno a non tenerla chiusa in una bella giornata di luglio ma di darle forza e concretezza con atti di governo”.
“Siamo sempre stati impegnati su questi temi – ricorda Andrea Giorgio –, e rifiutiamo la logica delle priorità, un tentativo strumentale di accantonare la questione. Chi oggi si candida a guidare l’Italia deve inaugurare la primavera dei diritti: politici, sociali e civili. Per questo abbiamo portato nel 2010 la prima festa nazionale dei Giovani Democratici a Torre del Lago, luogo simbolo della comunità LGBT, dando sostengo e forza alla proposta di legge contro l’omofobia, promuovendo la discussione sui diritti civili nel partito e nella società, anche quando sembrava eretica. La Toscana è stata la prima regione a varare una legge contro le discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere, ed è qui concentrato il maggior numero di Registri delle unioni civili. La loro approvazione ha, sì, rappresentato spesso un momento importante di crescita della comunità cittadina, ma spesso questi registri sono rimasti solo un atto simbolico. Per questo lavoreremo, affinché abbiano davvero sostanza, cioè garantiscano alle coppie che vi si iscrivono diritti sul fronte della sanità, del welfare, dell’accesso alla pubblica amministrazione o di altri servizi comunali. Gli enti locali giocano infatti un ruolo fondamentale sul welfare dei loro cittadini: è dai nostri comuni che possiamo cominciare a dare delle risposte, seppur parziali, all’assenza di un quadro normativo nazionale in materia. Con la nostra presenza il 7 luglio a Viareggio – conclude Giorgio – vogliamo riaffermare l’importanza di questa battaglia politica e culturale”.
A questo link il documento dei Giovani democratici della Toscana di adesione alla manifestazione
Arezzo, un fine settimana con quattro Feste del Pd
Continuano le Feste del Pd nella provincia di Arezzo. Questa settimana 4 feste organizzate dai vari Circoli in tutto il territorio aretino.
E’ già in corso la Festa di Badia al Pino, a Civitella, che si concluderà domenica 29.
Sempre domenica si concluderà la Festa di Pieve Santo Stefano che inizierà mercoledì 25 luglio.
Il giorno seguente prenderà il via la Festa di Rassina, a Castel Focognano, che si concluderà lunedì 30 e nel fine settimana si svolgerà anche la Festa di Talla, da venerdì 27 a domenica 29.
Anche quest’anno le Feste del Pd, a cominciare da quelle che si sono già svolte a Lucignano, Foiano e Terranuova, animano l’estate della nostra provincia, confermandosi come un piacevole momento di ritrovo e divertimento, con concorsi, concerti e serate di ballo, e sono arricchite da dibattiti di qualità sui temi più importanti dell’attualità politica nazionale e locale con esponenti del mondo politico ed istituzionale.
Nelle varie feste che si sono succedute hanno preso parte alle varie iniziative tutte le figure più significative del nostro partito a livello locale e personalità importanti come Rosy Bindi, Ermete Realacci, Achille Passoni, Claudio Martini, Pietro Folena e tanti altri.
Infine il 3 agosto prenderà il via la festa di Stia che vivrà il suo momento più importante lunedì 6 agosto con l’intervento del Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi.
Un grande riconoscimento di impegno e capacità organizzativa deve essere fatto per i Circoli del Partito Democratico che nei vari comuni della provincia lavorano con passione per l’organizzazione e la riuscita di queste belle feste che sono un bel segnale per tutto il territorio di come la politica possa essere ancora in grado di aggregare e appassionare.
Piombino, approvato il Regolamento urbanistico. Il commento del segretario Fabiani
“A Piombino è stato adottato un regolamento urbanistico moderno che preferisce il riuso al consumo di nuovo suolo e che scommette sul rapporto virtuoso fra ambiente e sviluppo economico.
Questa è la filosofia che ha ispirato il piano, siamo aperti a suggerimenti e proposte, ma su questo punto non si torna indietro. Abbiamo costruito il nuovo Regolamento urbanistico entro la cornice del Piano strutturale d’area della Val di Cornia ma anche tenendo conto delle numerose suggestioni che il percorso partecipato e il confronto con le associazioni di categoria e con le organizzazioni sindacali hanno fatto emergere.
Questo è uno dei punti di forza di tale strumento, frutto della precisa scelta di aggiornare i nostri strumenti di pianificazione urbanistica al tempo della crisi, alle nuove criticità che i cittadini e le organizzazioni che rappresentano lavoratori e imprese conoscono bene. A questo percorso hanno avuto modo di dare il proprio contributo tutti i partiti, di maggioranza e di opposizione.
Registriamo con favore gesti e parole di responsabilità che sono arrivati da settori dell’opposizione, dalle parole di apertura di UDC e Futuro e Libertà, al significativo voto di astensione da parte di Rifondazione comunista. Tutto questo, a nostro modo di vedere, testimonia un adeguato livello di consapevolezza circa la gravità della crisi e la necessità di dare risposte nuove il più possibile condivise.
A questo senso di responsabilità che si è respirato nel Consiglio Comunale di Piombino chiamato ad esprimersi sull’adozione del RU, si è purtroppo contrapposta una visione miope, incomprensibile, di una forza di maggioranza come l’Italia dei Valori. Un partito, che è bene ricordarlo, ha partecipato negli ultimi mesi a tutti gli incontri di maggioranza su questo strumento urbanistico, senza mai sollevare, forti elementi di criticità che non fossero stati, poi, spiegati e risolti nel confronto fra di noi e con il contributo di tecnici, sindaco e assessore all’urbanistica. Abbiamo scoperto solo la mattina del Consiglio quale sarebbe stata la posizione che quel partito avrebbe assunto e espresso attraverso il voto, che è infine stato un voto di astensione. Vogliamo chiarirlo subito, per il lungo e serrato lavoro che c’è stato, per il confronto largo e puntuale che ha accompagnato la stesura del RU, il voto di astensione di un partito di maggioranza come l’IDV equivale, per noi, ad un voto contrario. Non c’è spazio per interpretazioni alternative e consideriamo piuttosto gravi le argomentazioni che quel partito ha addotto per motivare la propria astensione. Si sono detti contrari al limite al frazionamento degli alloggi che il RU pone fino ad un massimo di 45 mq, hanno avuto paura di sostenere la scelta che abbiamo fatto di sostituire una vecchia previsione residenziale mai attuata con la realizzazione di un nuovo edificio scolastico in grado di ospitare gli istituti che vogliamo spostare come ITI e ITC riorganizzandoli all’interno di un unico plesso scolastico quale quello di San Rocco che oggi ospita già altri istituti scolastici superiori della città. Continuano a riproporre problemi su cui, sanno tutti, c’è da parte dell’amministrazione la disponibilità a risolverli, come nel caso della Lega Navale di Salivoli.
Il partito dell’assessore regionale Marson a Piombino sembra essere più attento a interessi particolari, seppur legittimi, piuttosto che all’interesse generale che oggi pretende dalla politica una nuova visione orientata alla riqualificazione degli spazi e dei servizi pubblici e al riuso. Pensiamo che a questo punto l’Idv dovrebbe spiegare non più a noi, ma ai suoi elettori le ragioni di questa scelta. Intanto appellandoci alle forze che hanno dato segnali di apertura e di responsabilità intendiamo invitarle a confrontarsi con noi con l’obiettivo di migliorare ulteriormente il regolamento urbanistico nell’esclusivo interesse della città e del territorio.
Il Regolamento Urbanistico di Piombino insieme a quelli degli altri Comuni della Val di Cornia rappresentano un pezzo importante di un disegno più ampio di cui fanno parte il polo della nautica e della cantieristica con le nuove aree ex Irfid acquisite dal Comune e a disposizione per nuovi insediamenti produttivi, il nuovo piano regolatore portuale che tratteggia un processo poderoso di sviluppo del porto, insieme al processo di infrastrutturazione del territorio con il completamento della Tirrenica, la 398 fino al porto, la due Mari. Un disegno che ci propone questa sfida: rinnovare il modello di sviluppo riequilibrando il rapporto fra rendita e lavoro in favore di quest’ultimo”.
Così il segretario del Pd Val di Cornia – Elba Valerio Fabiani commenta l’approvazione in Consiglio comunale a Piombino del nuovo Regolamento urbanistico.
Piombino, approvato il Regolamento urbanistico. Il commento del segretario Fabiani
“A Piombino è stato adottato un regolamento urbanistico moderno che preferisce il riuso al consumo di nuovo suolo e che scommette sul rapporto virtuoso fra ambiente e sviluppo economico.
Questa è la filosofia che ha ispirato il piano, siamo aperti a suggerimenti e proposte, ma su questo punto non si torna indietro. Abbiamo costruito il nuovo Regolamento urbanistico entro la cornice del Piano strutturale d’area della Val di Cornia ma anche tenendo conto delle numerose suggestioni che il percorso partecipato e il confronto con le associazioni di categoria e con le organizzazioni sindacali hanno fatto emergere.
Questo è uno dei punti di forza di tale strumento, frutto della precisa scelta di aggiornare i nostri strumenti di pianificazione urbanistica al tempo della crisi, alle nuove criticità che i cittadini e le organizzazioni che rappresentano lavoratori e imprese conoscono bene. A questo percorso hanno avuto modo di dare il proprio contributo tutti i partiti, di maggioranza e di opposizione.
Registriamo con favore gesti e parole di responsabilità che sono arrivati da settori dell’opposizione, dalle parole di apertura di UDC e Futuro e Libertà, al significativo voto di astensione da parte di Rifondazione comunista. Tutto questo, a nostro modo di vedere, testimonia un adeguato livello di consapevolezza circa la gravità della crisi e la necessità di dare risposte nuove il più possibile condivise.
A questo senso di responsabilità che si è respirato nel Consiglio Comunale di Piombino chiamato ad esprimersi sull’adozione del RU, si è purtroppo contrapposta una visione miope, incomprensibile, di una forza di maggioranza come l’Italia dei Valori. Un partito, che è bene ricordarlo, ha partecipato negli ultimi mesi a tutti gli incontri di maggioranza su questo strumento urbanistico, senza mai sollevare, forti elementi di criticità che non fossero stati, poi, spiegati e risolti nel confronto fra di noi e con il contributo di tecnici, sindaco e assessore all’urbanistica. Abbiamo scoperto solo la mattina del Consiglio quale sarebbe stata la posizione che quel partito avrebbe assunto e espresso attraverso il voto, che è infine stato un voto di astensione. Vogliamo chiarirlo subito, per il lungo e serrato lavoro che c’è stato, per il confronto largo e puntuale che ha accompagnato la stesura del RU, il voto di astensione di un partito di maggioranza come l’IDV equivale, per noi, ad un voto contrario. Non c’è spazio per interpretazioni alternative e consideriamo piuttosto gravi le argomentazioni che quel partito ha addotto per motivare la propria astensione. Si sono detti contrari al limite al frazionamento degli alloggi che il RU pone fino ad un massimo di 45 mq, hanno avuto paura di sostenere la scelta che abbiamo fatto di sostituire una vecchia previsione residenziale mai attuata con la realizzazione di un nuovo edificio scolastico in grado di ospitare gli istituti che vogliamo spostare come ITI e ITC riorganizzandoli all’interno di un unico plesso scolastico quale quello di San Rocco che oggi ospita già altri istituti scolastici superiori della città. Continuano a riproporre problemi su cui, sanno tutti, c’è da parte dell’amministrazione la disponibilità a risolverli, come nel caso della Lega Navale di Salivoli.
Il partito dell’assessore regionale Marson a Piombino sembra essere più attento a interessi particolari, seppur legittimi, piuttosto che all’interesse generale che oggi pretende dalla politica una nuova visione orientata alla riqualificazione degli spazi e dei servizi pubblici e al riuso. Pensiamo che a questo punto l’Idv dovrebbe spiegare non più a noi, ma ai suoi elettori le ragioni di questa scelta. Intanto appellandoci alle forze che hanno dato segnali di apertura e di responsabilità intendiamo invitarle a confrontarsi con noi con l’obiettivo di migliorare ulteriormente il regolamento urbanistico nell’esclusivo interesse della città e del territorio.
Il Regolamento Urbanistico di Piombino insieme a quelli degli altri Comuni della Val di Cornia rappresentano un pezzo importante di un disegno più ampio di cui fanno parte il polo della nautica e della cantieristica con le nuove aree ex Irfid acquisite dal Comune e a disposizione per nuovi insediamenti produttivi, il nuovo piano regolatore portuale che tratteggia un processo poderoso di sviluppo del porto, insieme al processo di infrastrutturazione del territorio con il completamento della Tirrenica, la 398 fino al porto, la due Mari. Un disegno che ci propone questa sfida: rinnovare il modello di sviluppo riequilibrando il rapporto fra rendita e lavoro in favore di quest’ultimo”.
Così il segretario del Pd Val di Cornia – Elba Valerio Fabiani commenta l’approvazione in Consiglio comunale a Piombino del nuovo Regolamento urbanistico.
Fiaccolata Arezzo-Donne, il commento di Erika Falsini
“Non c’è carceriere che possa voltare le spalle tranquillamente al suo prigioniero. Non c’è prigioniero più irriducibile della Donna”.
Sono queste le parole che Adriano Sofri scriveva i primi mesi dell’anno su Repubblica e forse ogni Donna ha provato a sentirsele sue. Si perchè in quest’Italia sono due le cose assolutamente certe: la mancanza di crescita, quella culturale soprattutto, e la violenza, quella sulle donne però.
Che mai la prima rinnovi l’altra?
Bollettini di morte, trattasi di uxoricidi, trattasi della necessità, vista la moltitudine, di servirsi del coniato “femminicidio” a calacare una realtà che il termine in versione maschile non riusciva a soddisfare più, vista la prepotenza della fenomenologia della barbarie: troppe donne uccise per mano maschile, troppe davvero in
Italia visto che la statistica più ottimista è una ogni tre giorni. Toppi Uomini che odiano le Donne.
Se davvero, come gli osservatori internazionali ci fanno notare, le Donne fossero considerate anche solo per un attimo non un “semplice” genere, ma una delle tante etnie o minoranze religiose, a nessuno stonerebbe parlar di persecuzione ad oltranza, di lento e progressivo tentativo di riduzione del numero. E questa è un’attività intergenerazionale: siamo clementi se partiamo dalla storie dei padri padroni con la rudimentale schivizzazione della femmina, per scivolare a quelli di seconda generazione colti di sorpresa mentre le Donne emancipavano i loro diritti, così che si possa arrivare ai nostri giorni dove attivissimi sportivi dell’esercizio dell’umiliazione dentro le mura domestiche sono “gli umoni comuni”, anche ometti “per bene”, quelli che i giornalisti appellano “gli insospettabili” e che non necessariamente son quelli del “quartiere popolare”.
E dove stanno, in tutto questo, l’attenzione e la rivendicazione delle Donne? Dove sta la loro rinomata “autodifesa militante”?
Sta nelle richieste di soccorso alle forze armate, sta nelle confidenze fatte alle persone più vicine, sta nei libri fiume pubblicati con coraggio, sta negli ambulatori medici che rivelano la violenza e ne fanno statistica manifesta, sta nei centri di accoglienza per le giovani donne,spesso madri, sta nelle piazze quando sono a migliaia, sta nei tavoli politici quando non arretrano, sta nel loro impegno di famiglia, sta nella loro professionalità che non cede a ricatti, sta nelle testimonianze a viso aperto nei media, nelle scuole, sta nelle quote rosa come ad esser rappresentate e rappresentative “per sbaglio”, sta nella capacità sempre e comunque di resistere. Perchè, alle Donne, spesso si chiede di riununciare, di fare un passo indietro. Ed è come se rinunciassero due volte. Due volte tanto per intendersi.
Se altrettanto si chiede loro di denunciare l’abuso, allo stesso modo si pretende uno sforzo doppio. Ed è profondamento ingiusto poi ignorarlo. Non è da società civile, civicamente matura. Possono anche non sottostare alla violanza, decidere di ribellarsi correndo rischi altissimi, ma poi non possono esser lasciate sole
dalle Istituzioni e dal tessuto connettivo della società che abitano responsabilmente. Perchè….figuriamoci cosa si può sperare se si vive nella paura?
E allora che si prenda in carico il disagio maschile, perchè gli Umoni apprendano la necessità di educarsi al rispetto, nella possibilità delle declinazioni dei ruoli e delle loro cooperazioni. Uomini e Donne insieme. E si pretenda e garantisca prima di tutto il rispetto della dignità fisica e di prospettiva di ogni Donna.
Anche per questo il Partito Democratico Provinciale raccoglie favorevolmente, dandone pieno appoggio e partecipazione, l’iniziativa promossa da Pronto Donna- Centro Antiviolenza Arezzo, che si terrà questo prossimo 2 Luglio alle 21.30 e che vedrà la fiaccolata partire da Guido Monaco, in memoria delle Donne uccise, perchè si rinnovi il NO alla violenza sulle Donne: “Mai più, neanche per amore”.
Erika Falsini – responsabile provinciale Politiche di Genere PD Arezzo
Fiaccolata Arezzo-Donne, il commento di Erika Falsini
“Non c’è carceriere che possa voltare le spalle tranquillamente al suo prigioniero. Non c’è prigioniero più irriducibile della Donna”.
Sono queste le parole che Adriano Sofri scriveva i primi mesi dell’anno su Repubblica e forse ogni Donna ha provato a sentirsele sue. Si perchè in quest’Italia sono due le cose assolutamente certe: la mancanza di crescita, quella culturale soprattutto, e la violenza, quella sulle donne però.
Che mai la prima rinnovi l’altra?
Bollettini di morte, trattasi di uxoricidi, trattasi della necessità, vista la moltitudine, di servirsi del coniato “femminicidio” a calacare una realtà che il termine in versione maschile non riusciva a soddisfare più, vista la prepotenza della fenomenologia della barbarie: troppe donne uccise per mano maschile, troppe davvero in
Italia visto che la statistica più ottimista è una ogni tre giorni. Toppi Uomini che odiano le Donne.
Se davvero, come gli osservatori internazionali ci fanno notare, le Donne fossero considerate anche solo per un attimo non un “semplice” genere, ma una delle tante etnie o minoranze religiose, a nessuno stonerebbe parlar di persecuzione ad oltranza, di lento e progressivo tentativo di riduzione del numero. E questa è un’attività intergenerazionale: siamo clementi se partiamo dalla storie dei padri padroni con la rudimentale schivizzazione della femmina, per scivolare a quelli di seconda generazione colti di sorpresa mentre le Donne emancipavano i loro diritti, così che si possa arrivare ai nostri giorni dove attivissimi sportivi dell’esercizio dell’umiliazione dentro le mura domestiche sono “gli umoni comuni”, anche ometti “per bene”, quelli che i giornalisti appellano “gli insospettabili” e che non necessariamente son quelli del “quartiere popolare”.
E dove stanno, in tutto questo, l’attenzione e la rivendicazione delle Donne? Dove sta la loro rinomata “autodifesa militante”?
Sta nelle richieste di soccorso alle forze armate, sta nelle confidenze fatte alle persone più vicine, sta nei libri fiume pubblicati con coraggio, sta negli ambulatori medici che rivelano la violenza e ne fanno statistica manifesta, sta nei centri di accoglienza per le giovani donne,spesso madri, sta nelle piazze quando sono a migliaia, sta nei tavoli politici quando non arretrano, sta nel loro impegno di famiglia, sta nella loro professionalità che non cede a ricatti, sta nelle testimonianze a viso aperto nei media, nelle scuole, sta nelle quote rosa come ad esser rappresentate e rappresentative “per sbaglio”, sta nella capacità sempre e comunque di resistere. Perchè, alle Donne, spesso si chiede di riununciare, di fare un passo indietro. Ed è come se rinunciassero due volte. Due volte tanto per intendersi.
Se altrettanto si chiede loro di denunciare l’abuso, allo stesso modo si pretende uno sforzo doppio. Ed è profondamento ingiusto poi ignorarlo. Non è da società civile, civicamente matura. Possono anche non sottostare alla violanza, decidere di ribellarsi correndo rischi altissimi, ma poi non possono esser lasciate sole
dalle Istituzioni e dal tessuto connettivo della società che abitano responsabilmente. Perchè….figuriamoci cosa si può sperare se si vive nella paura?
E allora che si prenda in carico il disagio maschile, perchè gli Umoni apprendano la necessità di educarsi al rispetto, nella possibilità delle declinazioni dei ruoli e delle loro cooperazioni. Uomini e Donne insieme. E si pretenda e garantisca prima di tutto il rispetto della dignità fisica e di prospettiva di ogni Donna.
Anche per questo il Partito Democratico Provinciale raccoglie favorevolmente, dandone pieno appoggio e partecipazione, l’iniziativa promossa da Pronto Donna- Centro Antiviolenza Arezzo, che si terrà questo prossimo 2 Luglio alle 21.30 e che vedrà la fiaccolata partire da Guido Monaco, in memoria delle Donne uccise, perchè si rinnovi il NO alla violenza sulle Donne: “Mai più, neanche per amore”.
Erika Falsini – responsabile provinciale Politiche di Genere PD Arezzo
Camp Darby, Ferrucci: “Bene la risposta Governo. Ora fare in fretta per applicare la soluzione trovata”
“Quanto affermato oggi dal Sottosegretario Milone è positivo ed è la risposta che i lavoratori italiani di Camp Darby aspettavano. La soluzione dunque può essere trovata ma bisogna che il Governo sia solerte nell’applicare gli strumenti legislativi individuati per evitare che quei lavoratori rimangano senza un lavoro, come hanno giustamente posto i deputati Fontanelli e Gatti che hanno sollecitato l’interessamento e l’ intervento diretto del Governo sulla questione. L’individuazione di questa soluzione grazie all’azione proficua dei due deputati Pd adesso non deve essere vanificata e occorre quindi che il ministero della Funzione Pubblica e tutte le istituzioni interessate si adoperino per agire entro il 30 settembre o affinchè la data dei licenziamenti sia posticipata”.
Così il responsabile Economia e Lavoro del Pd della Toscana Ivan Ferrucci si esprime all’arrivo della notizia della risposta del sottosegretario alla Difesa Filippo Milone all’interrogazione dei deputati pisani del Pd, Maria Grazia Gatti e Paolo Fontanelli sulla vicenda degli esuberi tra i dipendenti italiani della base Usa di Camp Darby.
Caso Edison, Giani: “La chiusura di una libreria è una perdita per la città, urgente una soluzione che tuteli i posti di lavoro”
“La chiusura di un esercizio storico e legato alla cultura, come una libreria, è sempre una perdita per il tessuto cittadino; è inoltre necessario quanto prima lavorare a una soluzione che punti a tutelare il più possibile i posti di lavoro”. Così la segretaria del Pd cittadino Lorenza Giani sulla vicenda della libreria Edison di piazza della Repubblica, che entro settembre è costretta a lasciare l’attuale sede, di proprietà di Feltrinelli. “Opportuno aprire un tavolo per valutare al meglio tutte le possibilità per non far perdere a Firenze un’altra volta una libreria e per salvaguardare l’occupazione”, conclude Giani.

