“Moderna, rapida, ecologica: Tram…via!”: l’introduzione di Valerio Vannetti


Questo appuntamento è stato pensato allo scopo di contribuire – come Pd – a ridare slancio e forza ad un progetto – quello della tramvia – che possiamo definire fra le più importanti opere infrastrutturali e di trasformazione urbana conosciute a Firenze dai tempi del Piano Poggi.
Ridare slancio e forza per avviare a conclusione una scelta che interpreta bene l’intuizione originale di dotare quest’area centrale della Toscana di un intervento di modernizzazione in grado di rappresentare un forte salto di qualità dell’intero modello di mobilità regionale.
Pensiamo a Firenze ed alla Toscana : sotto attraversamento AV, rete tramviaria, gara regionale TpL, scadenza contratto del servizio ferroviario regionale, potenziamento dell’aeroporto, solo per citare i principali aspetti infrastrutturali che abbiamo davanti.
Si tratta di una fase destinata a segnare la nostra Regione per moltissimo tempo a venire e che la può mettere in grado di rinnovarsi per soddisfare le opportunità per chi ci vive e per chi viene a trovarci, ma anche per metterla in grado di essere una Regione competitiva ed attrattiva nell’ambito della riconsiderazione delle tipologie dei nuovi mercati che si configureranno dopo questo lungo periodo di crisi.
Una modernizzazione sostenibile sia da un punto di vista ambientale che di organizzazione urbana : la scelta della mobilità su ferro è la priorità perchè si configuri una svolta al modello fin qui praticato basato sul trasporto privato e sulla gomma.
L’area metropolitana fiorentina sta in questo quadro ed è per questo che non possiamo essere preda di timidezze e di incertezze perchè rischieremmo di compromettere un quadro di interesse che riguarda l’intero territorio regionale.
Non possiamo accettare che mentre si sta lavorando per ridurre i tempi per esempio :Roma-Firenze, Pisa-Firenze, Arezzo-Firenze ecc. poi a Firenze troviamo una insufficiente rete di mobilità di collegamento nel sistema urbano tale da far si che fra SMN e, per esempio, Careggi si impieghi un tempo di trasferimento assolutamente incongruo.
Il sotto attraversamento AV renderà liberi almeno sei tracce di binari di superficie che -interconnessi anche con il tram – ci permettono di configurare la Metropolitana Regionale, rispondendo alle attese dell’intero bacino trasportistico toscano ed in particolare al segmento dominante del pendolarismo. Se pensiamo ai tempi di percorrenza casa-lavoro ( o studio ) questa necessità risulta ancora più evidente. Quando parliamo di Area Metropolitana Fiorentina stiamo parlando di un’ambito territoriale ampio circa 1.100 kmq dove è presente una popolazione di 1.200.000 abitanti ( + 3% rispetto al 1991) registrando una densità di abitanti per Kmq. Di circa 950 persone ( nel 1991 era di 922 ! ). Il parco auto fra il 1991 e il 2011 è aumentato del 17,5% ! con una densità di 670 auto ogni 1000 abitanti. Si sta rendendo sempre più difficile e complesso l’accesso alle aree urbane per la congestione da traffico e risulta compromessa la fruibilità a i servizi così come al sistema casa per gli aumentati costi.
Nel contempo cresce la domanda di trasporto pubblico che va assumendo sempre più caratteri strutturali e meno contingenti od occasionali. Insomma, quanto previsto dai protocolli sottoscritti da Comune di Firenze, Provincia di Firenze e Regione Toscana, ed in particolare dall’intesa del Settembre 2012 , è oggi reso più pressante proprio per il configurarsi di una crescente necessità di realizzare gli opportuni collegamenti fra le “centrali urbane” oggi rappresentate da Firenze e dai Comuni contermini che, con Prato, ma anche Pistoia configurano il modello ottimale dell’Area Metropolitana.
L’integrazione funzionale del tram con il treno ed in particolare – come abbiamo già detto – con il sotto attraversamento ferroviario dell’AV è la giusta soluzione per rendere l’area capace di rispondere alle nuove necessità.
Del resto l’esperienza della linea 1 della ci dimostra quanto la tramvia sia efficace, funzionale e flessibile.
Valgono alcuni dati:
– 7 km. di lunghezza
– 17 mezzi
– 14 fermate
– 22 minuti di percorrenza Scandicci-Firenze smn
– 3,40 minuti di frequenza
– 500 corse al giorno ( 170.000 l’anno )
– 98% di regolarità
– 45.000 passeggeri giornalieri
Il progetto prevedeva 10,7 ml. di passeggeri l’anno :
– nel 2011 sono stati 12,1 ml
– nel 2012 sono stati 12,8 ml
– per il 2013 sono previsti 13 ml
Una recente stima ci dice che con la linea 1 si è registrata una riduzione di traffico privato di circa 3000 auto al giorno. Sono solo alcuni dati che ci permettono di considerare come questa scelta risponda alle attese dei cittadini ed alle molteplici esigenze che accennavamo.
E’ per questo che riteniamo venga confermato e rafforzato il patto fra le istituzioni, le forze politiche e sociali affinchè si compiano tutti gli sforzi, tutti gli atti utili e si assumano tutti i necessari provvedimenti perchè sia dato subito avvio ai lavori delle linee 2 e 3.
Senza guardarci indietro, senza smarrire il profilo dell’opera che riguarda Firenze e l’Area Metropolitana così come la Toscana nel suo complesso.
Sappiamo delle difficoltà derivanti da problemi di ordine economico, finanziario e produttivo di alcune società costruttrici che hanno determinato un fortissimo rallentamento dell’iter operativo anche degli enti finanziatori.
Si tratta di responsabilità gravi unicamente imputabili a chi ha prodotto questo stato di cose creando grave danno all’intera comunità .
A quanto apprendiamo sono in corso tentativi di ricerca di soluzioni di questi aspetti che auspichiamo rapide, certe e definitive.
Le linee 2 e 3 costituiscono un fondamentale tassello di raccordo fra aree fondamentali del sistema urbano metropolitano, capaci di rispondere ad essenziali bisogni di mettere a rete una mobilità fra sistema urbano e punti di eccellenza per i servizi e la vita di tutti noi : pensiamo al Polo Tecnologico di Sesto Fiorentino, al Palazzo di Giustizia, all’Università, alla “cittadella di Careggi”, all’aereoporto del quale auspichiamo il potenziamento e quindi anche alla dotazione di una moderna infrastruttura di servizio.
Sappiamo altresì che dovremo guardare oltre i confini della 2 e della 3 se vogliamo dare completamento ai collegamenti anche verso aree di grande funzione strategica e fino ad oggi non previste, assumendo le opportune decisioni di studiare ed avviare i lavori di progettazione delle linee 4 e 5.
Dobbiamo altresì sottolineare che mentre sappiamo che le progettazioni sono anche per certi aspetti modificabili, ciò che renderebbe tutto più complesso e difficile è la riconsiderazione delle scelte di fondo le scelte di fondo.
Nella recente Assemblea degli Industriali Fiorentini, il Sindaco di Firenze, il Presidente della Provincia di Firenze ed il Presidente della Regione Toscana hanno convenuto che occorre impedire ogni tentativo di “ rinviismo”, metodo che non appartiene al tratto distintivo di questi livelli amministrativi e che proprio per questo rappresenta una delle caratteristiche fondamentali del nostro buon governo della cosa pubblica.
Occorre sottolineare che l’avvio dei lavori porterebbe altresì significativi benefici economici anche per le imprese locali ed attiverebbe importanti nuove opportunità occupazionali. Di questo ne parlerà la dott.ssa Patrizia Lattarulo dell’Irpet Regionale.
Non sfugge, certo, che i cantieri sono attività invasive, ma ciò non può rappresentare una remora, anzi credo che vada sottolineata il carattere di opportunità se gestito e governato attraverso le più ampie forme della partecipazione e dell’informazione e se inserito in un quadro che guardi all’efficienza ed alla bontà delle scelte.
Ecco: la riprogettazione del servizio,una rete strutturata di collegamenti, una forte azione di decongestionamento della mobilità e del traffico, una importante e funzionale risposta ai servizi, una opportunità economica ed occupazionale per l’intera area, un processo di valorizzazione del modello urbanistico ed abitativo.
Sono queste le ragioni per le quali occorre rimboccarci tutti le maniche e lavorare per l’esclusivo bene comune che è -poi- la vocazione di fondo del PD.
Sappiamo bene che il gradimento verso le istituzioni ed i partiti che hanno compiti di amministrare la cosa pubblica è dato anche dalla capacità di essere efficaci e coerenti nel governare i processi. In Toscana si è sempre manifestato questo tratto distintivo che ne ha fatta una Regione spesso all’avanguardia in molti settori.
Oggi il terreno dell’impegno è rappresentato dalla infrastrutturazione, dalla mobilità, dalla logistica, dall’equilibrio ambientale, ambiti nei quali si ritrovano le condizioni dello sviluppo economico e delle produzioni, dell’occupazione.
Ecco perchè questo appuntamento sul tema della tramvia : perchè si tratta di una di quelle opere attraverso le quali siamo in grado di rispondere a traguardi che vanno oltre i confini della quotidianità.
Scomparso Gino Nunes. Il cordoglio del Pd toscano



Così il segretario del Pd della Toscana Andrea Manciulli manifesta il cordoglio per la scomparsa di Gino Nunes.
Scomparso Gino Nunes. Il cordoglio del Pd toscano



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TNT, Ferrucci e Boretti (Pd): “Preoccupati per i lavoratori, saremo al loro fianco”



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F35 e difesa comune: spendere meno, spendere tutti – Intervista a Andrea Manciulli su L’Unità



Ad affermarlo è Andrea Manciulli, vicepresidente della commissione Affari esteri di Montecitorio, responsabile Europa e Difesa nella segreteria nazionale del Pd. «Le nuove esigenze di difesa – rimarca Manciulli – devono tener conto di un dato geopolitico fondamentale che ci riguarda direttamente: il Mediterraneo è oggi divenuto un’area di profonda instabilità. E l’Italia, assieme agli altri Paesi euromediterranei, è chiamata a farsene carico».
Qual è il segno politico della mozione sugli F35 approvata l’altro ieri alla Camera?
«È quello di un’operazione politica che, sulla base della legge approvata nella scorsa legislatura, attribuisce al Parlamento un potere di indirizzo e di controllo sulle spese militari. Il segno è quello di voler riparametrare le spese e la scelta stessa degli aerei sulla base delle nuove esigenze di difesa e dei maggiori rischi per il nostro Paese. Questo è ilmodo migliore di procedere per costruire una nuova politica di difesa».
Un nuovo modello di difesa. Su quali basi dovrebbe fondarsi?
«Il Pd deve farsi promotore di un maggior rapporto, anche in sede istituzionale, fra la politica estera e la difesa, perché è impensabile comprendere le reali esigenze di difesa se non c’è un chiaro orizzonte strategico dell’Italia e dell’Europa che prenda atto dei mutamenti intervenuti in questi anni».
A cosa si riferisce in particolare?
«Se uno guarda agli ultimi trent’anni, emerge con chiarezza come si sia passati da un’Europa nella quale la frontiera Est era quella più esposta, dal punto di vista dei rischi, alla situazione attuale nella quale il Mediterraneo è diventato la nuova linea di frattura e instabilità. Dubito che si abbia la percezione esatta della portata di questa instabilità: c’è un’area di crisi che dal Medio Oriente – con ciò che accade in Siria e Libano – si estende da un lato alla fascia del Sahel, diventata la nuova area di espansione del terrorismo jihadista, e dall’altro al Maghreb, in particolare per ciò che concerne i precari equilibri nella Libia del dopo-Gheddafi. È evidente che questo scenario cambia radicalmente il nostro bisogno, qualitativo e quantitativo, di politica di difesa. Siamo entrati in una nuova fase in cui la prevenzione e la capacità d’intervento rapido sono gli elementi più importanti di una efficace politica di sicurezza. Per questo l’indagine conoscitiva che dovremo fare è importante. Perché deve preludere – come peraltro hanno fatto altri Paesi – a un progetto di difesa nazionale. In questa direzione va la proposta del Pd di mettere a punto un libro bianco sulla difesa nazionale, che coniughi una strategia di politica estera con la definizione delle necessarie spese militari. Non dobbiamo comprare niente di più di quello che serve, favorendo l’avanzamento tecnologico e una scelta di qualità misurata sui nuovi rischi. Per questo è importante lavorare su due obiettivi… ».
Quali?
«Agire con determinazione per dar vita a un sistema di difesa europeo. Una politica di difesa del Mediterraneo ha corto respiro ed è destinata al fallimento se non c’è un coordinamento tra gli Stati europei che in esso si affacciano. Se c’è un coordinamento, tutti possono spenderemeno e supportarsi reciprocamente per una difesa comune. Il secondo obiettivo a cui puntare è il rilancio di una politica atlantica nella quale l’Europa deve assumere un ruolo centrale, da protagonista in ambito Nato, tanto più necessario di fronte al fatto che gli Stati Uniti stanno spostando sempre più il loro interesse strategico verso il Pacifico».
Quale sarebbe questo ruolo centrale dell’Europa in termini di sicurezza e di politica di difesa?
«Il ruolo di presidio del Mediterraneo. Non è un caso che su questi temi si concentrerà il Consiglio europeo di dicembre dedicato ai temi della Difesa. Unappuntamento di straordinaria importanza a cui l’Italia deve arrivare con idee e proposte ben chiare».
F35 e difesa comune: spendere meno, spendere tutti – Intervista a Andrea Manciulli su L’Unità



Ad affermarlo è Andrea Manciulli, vicepresidente della commissione Affari esteri di Montecitorio, responsabile Europa e Difesa nella segreteria nazionale del Pd. «Le nuove esigenze di difesa – rimarca Manciulli – devono tener conto di un dato geopolitico fondamentale che ci riguarda direttamente: il Mediterraneo è oggi divenuto un’area di profonda instabilità. E l’Italia, assieme agli altri Paesi euromediterranei, è chiamata a farsene carico».
Qual è il segno politico della mozione sugli F35 approvata l’altro ieri alla Camera?
«È quello di un’operazione politica che, sulla base della legge approvata nella scorsa legislatura, attribuisce al Parlamento un potere di indirizzo e di controllo sulle spese militari. Il segno è quello di voler riparametrare le spese e la scelta stessa degli aerei sulla base delle nuove esigenze di difesa e dei maggiori rischi per il nostro Paese. Questo è ilmodo migliore di procedere per costruire una nuova politica di difesa».
Un nuovo modello di difesa. Su quali basi dovrebbe fondarsi?
«Il Pd deve farsi promotore di un maggior rapporto, anche in sede istituzionale, fra la politica estera e la difesa, perché è impensabile comprendere le reali esigenze di difesa se non c’è un chiaro orizzonte strategico dell’Italia e dell’Europa che prenda atto dei mutamenti intervenuti in questi anni».
A cosa si riferisce in particolare?
«Se uno guarda agli ultimi trent’anni, emerge con chiarezza come si sia passati da un’Europa nella quale la frontiera Est era quella più esposta, dal punto di vista dei rischi, alla situazione attuale nella quale il Mediterraneo è diventato la nuova linea di frattura e instabilità. Dubito che si abbia la percezione esatta della portata di questa instabilità: c’è un’area di crisi che dal Medio Oriente – con ciò che accade in Siria e Libano – si estende da un lato alla fascia del Sahel, diventata la nuova area di espansione del terrorismo jihadista, e dall’altro al Maghreb, in particolare per ciò che concerne i precari equilibri nella Libia del dopo-Gheddafi. È evidente che questo scenario cambia radicalmente il nostro bisogno, qualitativo e quantitativo, di politica di difesa. Siamo entrati in una nuova fase in cui la prevenzione e la capacità d’intervento rapido sono gli elementi più importanti di una efficace politica di sicurezza. Per questo l’indagine conoscitiva che dovremo fare è importante. Perché deve preludere – come peraltro hanno fatto altri Paesi – a un progetto di difesa nazionale. In questa direzione va la proposta del Pd di mettere a punto un libro bianco sulla difesa nazionale, che coniughi una strategia di politica estera con la definizione delle necessarie spese militari. Non dobbiamo comprare niente di più di quello che serve, favorendo l’avanzamento tecnologico e una scelta di qualità misurata sui nuovi rischi. Per questo è importante lavorare su due obiettivi… ».
Quali?
«Agire con determinazione per dar vita a un sistema di difesa europeo. Una politica di difesa del Mediterraneo ha corto respiro ed è destinata al fallimento se non c’è un coordinamento tra gli Stati europei che in esso si affacciano. Se c’è un coordinamento, tutti possono spenderemeno e supportarsi reciprocamente per una difesa comune. Il secondo obiettivo a cui puntare è il rilancio di una politica atlantica nella quale l’Europa deve assumere un ruolo centrale, da protagonista in ambito Nato, tanto più necessario di fronte al fatto che gli Stati Uniti stanno spostando sempre più il loro interesse strategico verso il Pacifico».
Quale sarebbe questo ruolo centrale dell’Europa in termini di sicurezza e di politica di difesa?
«Il ruolo di presidio del Mediterraneo. Non è un caso che su questi temi si concentrerà il Consiglio europeo di dicembre dedicato ai temi della Difesa. Unappuntamento di straordinaria importanza a cui l’Italia deve arrivare con idee e proposte ben chiare».
NEWSLETTER PD TOSCANA n. 13/2013 – 27 giugno
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N. 13/2013 – 27 giugno
“DECLINO, LA TOSCANA DIMOSTRA DI NON VOLERSI RASSEGNARE”. INTERVENTO DI IVAN FERRUCCI SU LA REPUBBLICA – FIRENZE – Leggi
FESTE DEMOCRATICHE. GUARDA L’AGENDA DELL’ESTATE 2013 IN TOSCANA E SEGNALACI QUELLA DEL TUO COMUNE E DEL TUO CIRCOLO – Leggi
INIZIATIVA PD SUL SISTEMA TRANVIARIO FIORENTINO LUNEDÌ 1 LUGLIO – Leggi
TERREMOTO, CDM RICONOSCE LO STATO DI EMERGENZA. FERRUCCI (PD): “SODDISFAZIONE PER LA RISPOSTA DEL GOVERNO” – Leggi
TERREMOTO, CDM RICONOSCE LO STATO DI EMERGENZA. ROSSETTI (PD): “BENE L’INTERVENTO TEMPESTIVO DELLA REGIONE E DEL GOVERNO. CONTINUIAMO AD INVESTIRE NELLA PREVENZIONE” – Leggi
MAGGIO FIORENTINO. FERRUCCI, MECACCI E GIANI (PD): “CHIEDIAMO INTERVENTO LETTA SU SISTEMA FONDAZIONI PER SCONGIURARE LIQUIDAZIONE” – Leggi
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