Venator e gessi rossi. Simiani, Pd: “Dobbiamo governare il territorio e le sue complessità. Venator sta procedendo verso riduzione gessi ed economia circolare. Dare certezze all’azienda e trovare soluzione che garantisca posti di lavoro”

“Il nostro partito ha sempre messo al primo posto la salute dei cittadini e la salvaguardia del territorio. Nelle crisi industriali e di carattere ambientale il Partito democratico ha cercato soluzioni vere, tutelando il diritto al lavoro e il rilancio dell’impresa nel rispetto della salute. In Toscana, il processo che la Regione sta mettendo in atto, in merito alla pianificazione e ai processi di riutilizzo dei materiali di scarto del ciclo industriale, sta avanzando con determinazione”. Così Marco Simiani, responsabile enti locali del Pd toscano.
“In virtù di questo, l’azienda “Venator” di Scarlino sta procedendo verso un percorso di economia circolare e alla realizzazione dell’impianto di Ferroduo, con il quale, a regime, ridurrà del 50% la produzione di gessi rossi. L’azienda dà lavoro diretto e indiretto a più di 400 persone – circa 800 considerando l’intero polo chimico del “Casone” – e copre il 45% dell’export provinciale. È un’azienda fondamentale per questo territorio e per altri, come quello carrarino, con il quale realizza un importante progetto di economia circolare valorizzando la marmettola, scarto di produzione delle cave di marmo, che viene utilizzato nel processo produttivo dal quale scaturiscono i gessi rossi. Tale prodotto ad oggi viene valorizzato, come consentito dalla legge, per i ripristini ambientali ma, al contempo, la strategia dell’azienda è quella di diminuirne progressivamente la produzione avviando trasformazioni da realizzare nel medio-lungo periodo – continua Simiani -. Come molti sanno, il rapporto tra produzione e scarto e’ di 1 a 5 e per questioni diverse il dibattito sullo smaltimento dei gessi rossi si è riacceso in virtù dell’esaurimento della Cava di Montioni nel comune di Follonica. In queste settimane abbiamo letto molte considerazioni e per questo voglio porre delle riflessioni e valutazioni che sono per me essenziali. In primo luogo: perché impedire una soluzione da mettere in campo con la conseguenza che metterebbe in crisi l’intera area industriale del Casone, così importante per il lavoro, l’economia e lo sviluppo del nostro territorio? Qualora l’azienda non avesse più possibilità di conferire i gessi rossi e quindi dovesse chiudere, quale ricaduta occupazionale avremmo nel nostro territorio? Se succedesse, per convertire tale attività e tutto l’indotto, ci vorrebbero oltre 20 anni. Io credo che ad oggi, soprattutto a fronte di un impatto ambientale oggettivamente limitato, sia opportuno trovare una soluzione tra tutti i soggetti interessati, al fine di dare certezze all’azienda, così che possa programmare tutti gli investimenti, soprattutto quelli utili ad un diverso riutilizzo dei gessi rossi.
In questi anni, abbiamo discusso più volte del ruolo che le autorità preposte hanno avuto, in merito alle autorizzazioni nelle varie attività di sviluppo del territorio toscano. Infatti, al di là del rispetto delle norme e nella bontà del lavoro degli operatori interessati, le aziende dovranno sicuramente migliorare la loro capacità nell’attività progettuale, parallelamente a un maggiore sforzo di ascolto da parte delle autorità competenti. La soluzione sarà quella di rendere sostenibili tali operazioni e non quella di dire solo dei semplici “no”. Abbiamo bisogno che il governo, a tutti i livelli, sia percepito come amico e non come nemico. Ecco perché la politica deve superare gli egoismi che naturalmente si creano in questi casi – e anche il Sindaco di un piccolo borgo deve assumersi la responsabilità – ricercando invece il bene comune e aiutando il mondo che la circonda.
Il sito di Pietratonda a Campagnatico è oggettivamente degradato e inquinato e deve essere ripristinato come peraltro impone, al proprietario, il tribunale di Grosseto. Il progetto di Venator andrebbe proprio nella direzione auspicata dal Comune di Campagnatico, cioè quello di creare un parco naturale. Se questo, per motivi oggettivi, non potrà essere il sito, le istituzioni dovranno trovare una soluzione alternativa, perché non dobbiamo assolutamente permettere di perdere questa unità produttiva, essenziale per l’economia della Provincia di Grosseto.
Siamo assolutamente sicuri che i Sindaci e gli  amministratori regionali del Partito democratico sapranno trovare una soluzione al problema. La nostra ambizione è sempre stata quella di governare il territorio e le sue complessità: lo abbiamo sempre dimostrato negli anni e lo faremo anche questa volta”.